mercoledì 18 dicembre 2013

La tassa dell'isola che non c'ė

18 Dicembre 2013.
Esiste un web, nel quale gli utenti di tutto il mondo possono accedere ai siti in tutto il mondo.
Poi esiste un web "visualizzabile sul territorio italiano".
O almeno così la pensano B&F, Boccia e Fanucci, autori dell'emendamento diventato tristemente famoso come "web tax".
Anche nella versione modificata questa notte, pubblicata da Boccia con un tweet, rimane una definizione del web che potrebbe essere definita sbagliata, imprecisa, stupida o ignorante a seconda di come la si approcci:
Gli spazi pubblicitari on-line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di uno sito o la fruizione di un servizio on-line ...
L'idea del web di B&F sembra quindi mutuata da quella del governo cinese: i Cinesi sono miei, e devono vedere quello che dico io.

Non ci riescono i cinesi, ci riusciranno Boccia e Fanucci?
Lasciamo da parte le tantissime obiezioni di cui si è tanto parlato in questi giorni (la probabile bocciatura dell'Europa, le controindicazioni per le aziende italiane, e per gli utenti italiani del web).
Siccome i siti on line in tutto il mondo, i motori di ricerca in tutto il mondo, le concessionarie pubblicitarie in tutto il mondo continueranno ad operare come sempre, ipotizzando che questo emendamento debba essere applicato, dovremo chiederci se:
1. in Italia andrà modificato il modo con il quale viene visualizzato il web, o se
2. gli Italiani cambieranno volontariamente il modo con cui accedono ad Internet.

Caso 1: Si modifica il web in Italia affinché ci sia un web che può essere visto in Italia.
Si chiede quindi ai provider Internet che filtrino tutto il web. È vero che l'Italia, con una lista di oltre 6000 siti, è in testa alle classifiche per quanto riguarda la censura del web. Uno dei siti censurati è ad esempio il facebook russo, vk.com, che ha oltre 200 milioni di utenti. Ma ci vuole così poco per poter accedere a questi siti censurati dall'Italia, ad esempio usando il browser Opera e impostando la modalità turbo, o tantissimi altri strumenti come Tor, proxy, vpn, etc.
Ma per fare applicare questa legge non basterebbe censurare migliaia di siti, andrebbero censurati milioni di siti. E servizi on line.
Questo ipotetico web italiano diventerebbe un vero e proprio colabrodo, il che spingerebbe sempre più utenti ad aggirare queste già deboli restrizioni.

Caso 2: Gli Italiani si impegnano ad obbedire alla restrizione.
Siccome tecnicamente far rispettare questa legge è impossibile, gli Italiani potrebbero capire l'importanza di questa legge e la volontà del legislatore, e si potrebbero impegnare volontariamente durante la navigazione sul web e sull'utilizzo dei suoi servizi, per evitare di accedere a siti e servizi che la infrangono.
Pur conoscendo la nota determinazione degli Italiani nel rispettare ogni regola, regolamento, legge e leggina, anche le più stupide e dannose, purtroppo questi poveri italiani avranno la vita dura.
Come fa un utente "sul territorio italiano, durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio on-line", a capire se "gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine" siano stati "acquistati esclusivamente attraverso soggetti titolari di partita IVA italiana" ?

Anche se sto visualizzando un sito in Italiano, non so se questo sito si trova in Italia. Molto probabilmente si troverà nel "cloud", ovvero in uno dei tanti server sparsi in tutto il mondo e probabilmente durante la mia visita potrà cambiare se ce ne sarà uno meno carico, perché così funziona Internet.
Ed è probabile che anche se sto visualizzando un sito Italiano, la società che produce i contenuti di questo sito, sia diversa da quella che offre i server che lo ospitano. Ed è probabile che la società che produce i contenuti sia diversa dalla società che mi sta facendo visualizzare la pubblicità.
Anche se io vedo una sola pagina, nella quale c'è un articolo, una immagine, un video, della pubblicità, dei commenti sul social network, tutti questi pezzi che compongono la pagina vengono forniti da sistemi diversi, server diversi e società diverse.
Quindi non posso sapere se la pubblicità è fornita da una società con partita iva italiana. Conseguentemente non posso sapere se quella pubblicità sia comprata "mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti" da soggetti titolari di partita IVA italiana.

E se è difficile per siti con contenuto italiano, è praticamente impossibile per siti con contenuti non italiani.
Perché l'emendamento non parla di "siti italiani" o "siti in italiano", ma parla di siti "visualizzabili sul territorio italiano".


Smettiamo quindi di chiamarla "web tax" e chiamiamola "tassa dell'isola che non c'è".