mercoledì 23 ottobre 2013

Servizi per la sicurezza, ecco perché in Italia li chiamiamo «segreti» e da loro si chiamano «intelligence»

23 Ottobre 2013.
Giacomo Stucchi della Lega, presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) dice «In tutti gli incontri abbiamo avuto la conferma che il Governo non sapeva del programma Prism. Quindi dire che i nostri servizi sapevano, quando non lo sapeva nemmeno il governo non è corretto. Nella sede dell'Nsa ci hanno detto che raccoglievano informazioni sui dati di traffico, ma nessuno in Italia, cioè i governi Prodi, Berlusconi, Monti e per pochi mesi Letta e quindi nemmeno i servizi, è stato messo al corrente di quello che stavano facendo».

Un segreto insomma, per i servizi segreti italiani.


E prosegue «È stato escluso che intercettazioni a strascico fatte col programma Prism potessero aver riguardato in modo indiscriminato cittadini italiani, perché ci è stato detto che ci sono filtri e accorgimenti per evitare che questo avvenga quando ci sono Paesi coi quali ci sono vincoli di amicizia».

Ovvero: l'NSA ha una gigantesca macchina di raccolta informazioni, che prende i dati delle comunicazioni di tutto il mondo, però in presenza di dati sugli italiani, vengono subito filtrati.

C'è da crederci? Forse no, e per fortuna sembra non crederci neanche Stucchi: «Al governo chiediamo di chiarire se effettivamente l'informazione che è stata trasmessa è un'informazione veritiera per quanto riguarda i nostri concittadini, questo dubbio è un dubbio più che legittimo».
«Se è vero che la Nsa spia governi e industrie - dice Vincent Cannistraro, ex capo dell'ufficio della Cia in Italia - non credo che Roma possa essere stata risparmiata».

Paese sovrano

«Il nostro governo non ha mai concesso agli Stati Uniti di intercettare le telefonate dei cittadini italiani. Siamo un Paese sovrano e da noi non possono essere effettuate intercettazioni dei cittadini italiani senza l'autorizzazione della magistratura» ha detto ieri Massimo D'Alema, ex presidente del Copasir.
D'Alema quindi vorrebbe convincerci che l'Italia sia un paese sovrano, e per di più nei confronti degli americani: all'ambasciatore Giampiero Massolo, capo del Dipartimento per le Informazioni e la Sicurezza, il DIS che coordina l'attività dei Servizi segreti per conto del presidente del Consiglio, sono bastate le prime rassicurazioni degli Usa per ritenere di non dover intervenire, e una fonte titolata del di palazzo Chigi del quotidiano Repubblica ammette: «Che altro dobbiamo fare? Mandare forse la portaerei Garibaldi davanti alle coste americane?».

Da noi queste cose non si possono fare

Che senso ha dire "da noi" non si possono fare intercettazioni senza l'ordine della magistratura?
Il presidente del senato Pietro Grasso si è detto «tranquillo» sul fatto che gli Usa non stiano conducendo attività di spionaggio che non rispettino la legge italiana: «Abbiamo una norma che disciplina le intercettazioni, e le sottopone ad autorizzazione».
Quindi dovremo dichiararci contenti. Fessi e contenti? Queste intercettazioni dei cittadini italiani vengono fatte direttamente negli Stati Uniti, o in qualche altro paese come Svezia e Gran Bretagna. Questo perché data la natura globale delle comunicazioni, che si tratti di telefonate, mail, chat, social network, o transazioni su carte di credito, biglietti aerei o qualunque attività su Internet, consolarsi per il fatto che "queste intercettazioni agli italiani sono state fatte, ma non all'interno dei nostri confini" è inutile, per non dire stupido.

Vogliamo solo il vostro bene

Il vicedirettore dell'Nsa, John Inglis, nei primi giorni di ottobre a Washington ha spiegato alla delegazione del Copasir di aver sventato nel settembre 2010 un attentato a Napoli, da parte di alcuni algerini arrivati in Italia dalla Francia.
Il segnale è chiaro: si è vero, vi stiamo spiando, ma lo facciamo anche per il vostro bene.
Quindi rinunciate alla privacy, ma in nome di un bene più grande: la sicurezza.
Peccato che proprio all'inizio di Ottobre proprio il direttore della NSA, Keith Alexander, di fronte alla commissione Giustizia del senato americano, abbia dovuto ammettere di aver falsato le informazioni fornite sui presunti attentati terroristici sventati, che giustificherebbero queste gigantesche intercettazioni.