martedì 29 ottobre 2013

I servizi segreti sono fuori controllo? Forse, purtroppo, no

28 Ottobre 2013. Dopo mesi di imbarazzante silenzio, quando negli ultimi giorni lo scandalo è montato a livello europeo e l'Italia non poteva più continuare a far finta di nulla, il nostro ministro degli esteri Emma Bonino il 25 ottobre ci da una risposta che forse voleva essere rassicurante ma di fatto è sconcertante: «Dalle informazioni che abbiamo non risulta un coinvolgimento italiano».
Cosa vuol dire? Che siamo tranquilli e che non ci riguarda? Improbabile. Che non sappiamo ancora niente? Possibile.
Neanche i servizi segreti italiani sembrano essere in grado di farci uscire dal pantano: "l’intelligence di Roma «non ha evidenze» delle 46 milioni di telefonate spiate in Italia dalla Nsa. E invita a prendere con le pinze le indiscrezioni del sito e a distinguere tra spionaggio e monitoraggio".
E Obama? Sapeva, non sapeva, non poteva non sapere? In Italia ormai in questi casi si dice "a sua insaputa".
A quale ipotesi dobbiamo rassegnarci, che siano tutti bugiardi, o che siano tutti fessi?
Per gli Italiani, purtroppo, l'ago della bilancia pende pesantemente da un lato.
Ma per il presidente Americano?
È pensabile che questo giocattolo da 52 miliardi di dollari fosse fuori dal controllo della massima carica del governo al quale dovrebbe essere sottoposto?
Dipende. Dipende a cosa serve questo giocattolo. Che sia da mettere in discussione il suo scopo principale dichiarato, quello della lotta al terrorismo nonostante i ripetuti ritornelli, ce lo fanno capire sia gli inesistenti risultati su questo fronte, che le stesse parole del direttore dell'Nsa, Keith Alexander, che di fronte alla commissione del senato Americano ha ammesso di aver mentito.
Prodi lo dice chiaramente "È certo che, almeno nel caso in questione, il terrorismo non aveva alcun rapporto con l’illegittimo ascolto di conversazioni telefoniche private" quando ci racconta di aver capito di essere intercettato dalla Nsa vedendo pubblicata la sua telefonata con l’allora presidente dell’Eni.
Un rapporto pubblicato dal Parlamento europeo già a maggio 1999 ha affermato che i piani di Washington per il controllo software di crittografia in Europa non avevano nulla a che fare con le forze dell'ordine e tutto aveva a che fare con lo spionaggio industriale degli Stati Uniti, ci ricorda William Blum.
Solo che ormai lo scenario è decisamente cambiato. Pensare ad un predominio economico esclusivamente americano, può essere utile per convincere qualche senatore del congresso degli Stati Uniti. Ma ormai il capitale e ancora di più la finanza si muove su dimensioni sovranazionali, e USA tranquillamente gli stati, uniti o meno, per garantirsi coperture in momenti di crisi. Perché non potremo quindi pensare che eserciti tale controllo, magari non in forma palese, anche su questi sofisticatissimi giocattoli?