lunedì 23 settembre 2013

La plutocrazia dei detentori di Copyright


23 Settembre 2013 · Michael Wartenbe
L'analogia che attaccare la pirateria è come giocare a whac-a-mole sembra essere abbastanza azzeccata. Qualsiasi effetto di ridurre la pirateria sarà neutralizzata con nuovi mezzi di elusione, se colpisci una talpa riappare da qualche altra parte.

Un buon esempio è il Regno Unito che sta bloccando di siti torrent, il che ha semplicemente portato ad una proliferazione di proxy. Tuttavia, mentre la parte ottimista dell'analogia vede sempre una talpa illesa apparire altrove, dimentica che ogni colpo e il tentativo di limitare la pirateria è dannoso a qualcos'altro: il diritto alla privacy, la libertà online, e sempre più anche la stessa democrazia.

Combattere un avversario così flessibile e innovativo come i pirati non significa solamente un'inevitabile perdita per i massimalisti del Copyright. Vuol dire che la loro strategia sarà quella di attaccare da tanti lati possibili e lasciare una scia di danni collaterali. Sul lato delle lobby si può vedere un flusso infinito di proposte legislative che non sembra che si riesca ad eliminare, nonostante un netto rifiuto da parte della popolazione. Lo sforzo di uccidere l'ACTA è stato seguito dalla sua reiterazione nel TPP. L'opera democratica per porre fine a SOPA vede suoi elementi peggiori rivivere... e così va.

Mentre questi tentativi legali sembrano essere senza fine, i massimalisti del copyright lentamente e furtivamente costruiscono precedenti per un altro fronte, che scavalca del tutto legge e governo. Queste aziende che attaccano i diritti individuali stanno facendo tranquillamente incursioni per fare operazioni di polizia internet per conto loro come se la democrazia fosse ancora un po' troppo forte per i loro gusti. Il più noto di questi provvedimenti plutocratici è il sistema di risposta graduata, messo in atto diversi paesi.

Mentre è ampiamente accettato che questi sistemi non sono riusciti a ridurre la pirateria, il pericolo sta nel precedente del potere aziendale che hanno impostato. Mentre il divieto nel regno unito sui siti torrent è emesso da un'alta Corte (almeno parzialmente democratica), il sistema di risposta graduata è un accordo tra i titolari dei diritti e gli Internet Service Provider (che a volte sono gli stessi: Comcast/NBCUniversal—e quindi conflitto di interessi). Mentre l'invincibile whac-a-mole dimostra che nessuno può possedere internet, questo accordo accetta tacitamente che gli ISP posseggano la vostra connessione con loro. Così, grazie alla loro dimensione aziendale e al potere questa crescente linea del fronte non solo sta bypassando il processo democratico, ma è un affronto ad esso.

Ora che la connessione a Internet non è più un diritto, ma un privilegio elargito dal proprio ISP, ne stanno lentamente aumentando la portata. Gli ISP hanno chiesto ai volontari di installare dei plugin del browser che segnalano link torrent, espandendo le richieste di rimozione previste dalla legge DMCA dai motori di ricerca ai browser e facendo throttling sul traffico BitTorrent per citarne alcuni. Anche se  questi sono attualmente solo per i clienti volontari non solo testano le acque, ma creano anche un precedente per la loro adozione su più larga scala. Come dice John Lindsay, CTO presso iiNet, sulla limitazione di BitTorrent "spesso la descrivo come far bollire la rana, basta farlo sollevando delicatamente il calore".

Mentre i plugin richiesti o i browser anti-pirateria potrebbero sembrare una mossa audace da parte degli ISP, la rivendicazione sulla proprietà delle connessioni Internet è già stata una mossa audace che mostra quanto sono disposti ad andare. Il throttling del traffico BitTorrent non è per niente inimmaginabile considerando che gli ISP si sono spostati da uno schema "educativo" dei sei-colpi che non prevede sconnessione permanente, per passare a  minacciare effettivamente la sconnessione permanente. Al di fuori di internet, il gigante aziendale PayPal ha notoriamente approfittato della sua dimensione per attuare programmi politici, un esempio ne è il rifiuto di Paypal dei pagamenti alle VPN di iPredator.

Ci sono molti altri esempi, ma quello che questi casi hanno in comune è una decisione politica fatta da un piccolo gruppo di persone, grazie alla loro grande dimensione e potere aziendale — essenzialmente la definizione della plutocrazia. Non solo dobbiamo lottare contro la loro intromissione nella politica, come una democrazia dovrebbe, ma anche sempre più l'arena al di fuori della politica. Bypassare la politica significa che la democrazia non è più democratica. Dobbiamo essere consapevoli che queste decisioni aziendali sono politiche e quindi devono essere riportate in ambito politico e democratico, come è stato fatto con la saggia decisione di dichiarare l'accesso a Internet come un diritto umano fondamentale dall'ONU e quindi non lasciarlo ai plutocrati.

L'articolo su PirateTimes
The Plutocracy of Copyright Holders