mercoledì 7 agosto 2013

Di Corinto fermo, Annunziata avanza?

Caro Arturo, non ci siamo.
Oggi su Repubblica.it scrivi su "Copyright, giro di vite all'americana ma la strada è la cultura della legalità":
"tutti comprendono bene che il modo migliore per scoraggiare la pirateria è ridurre il prezzo delle opere in commercio, renderle fruibili online su ogni piattaforma, a qualsiasi latitudine, incentivarne il pagamento elettronico, educare alla legalità facendo conoscere il valore della creazione di un'opera culturale".
Lo so, lo so, tu tra i tanti hai difeso certi valori più degli altri, ma in questo pezzo non c'è traccia di novità, parole trite e ritrite che non centrano il problema.
Nel tuo pezzo non c'è la parola "cittadini", solo una volta viene usata la parola "utenti", il resto sembra un tentativo di strizzare l'occhio agli utenti della rete abbracciando in realtà la visione di un media come fosse fatto di contenuti che i monopolisti del copyright si degnano di dispensare agli utenti.
Quasi mi piace di più il pezzo di Lucia Annunziata, che sull'huffingtonpost  oggi commenta l'acquisizione del Washington Post da parte di Jeff Bezos di Amazon "Giornalismo su carta e web. Matrimonio possibile?" quando scrive
"Il web è velocità, interpretazione, ampiezza. Soprattutto il web è una gestione del traffico in senso inverso a quello della carta. Questa va inesorabilmente, sempre, dall'alto verso il basso. L'altro va inesorabilmente sempre dal basso verso l'alto."
e spiega che mentre nel vecchio mondo della carta l'elite dei giornalisti aveva accesso ad informazioni che gli utenti non potevano mai avere e quindi ne erano dispensatori, decidendo cosa è importante o meno che un cittadino sappia, il web mosso da una tecnologia iperinclusiva ha rovesciato l'equilibrio a favore del lettore. "Mai si è letto tanto come nell'era Internet. Mai così velocemente l'informazione si condivide e si diffonde".
Esattamente: si condivide e si diffonde.

Non si può continuare a perseguire la strada di adattare il vecchio mondo alle nuove logiche, Arturo.
Bisogna che aggiorniamo anche il linguaggio.
Non è vero che c'è un'industria da una parte e i furbetti che del falso che hanno fatto fortuna.
Non parliamo più di contenuti, perché i contenuti presuppongono un contenitore che oggi non c'è più, parliamo di opere.
Non si può più parlare di "diritto d'autore" e metterci dentro quelli che un tempo erano gli editori, e che su Internet hanno ormai veramente poco senso.
Gli autori realizzano le opere, le commentano, le condividono arricchendole, ne fanno un mesh up, una cover.
Questi sono i veri autori.
E poi quegli editori, o meglio i mediatori, che si impossessano del diritto di autore senza essere autori, ma neanche editori perché quello che faceva l'editore per la carta stampata su Internet non solo non esiste più, ma è sbagliato.
Su Internet, il valore di un'opera è dato dalla somma dei suoi autori, sia dagli autori dell'opera originale (se mai può esistere un'opera veramente originale) che dagli autori delle opere derivate, siano esse appunto un riferimento per condividerla, un commento su un social network, una citazione, il post su un blog.

È vero Arturo, come dice Stefano Quintarelli la pirateria digitale esiste.
Ma la pirateria digitale non va scoraggiata, al contrario va coccolata, assecondanta, come l'informazione va condivisa e diffusa.
E gli autori che lo hanno capito sono quelli che oggi danno valore alla rete.