giovedì 29 agosto 2013

Obama disonora il ricordo di Martin Luther King

A 50 anni dal celebre discorso nel quale Martin Luther King ha pronunciato le parole "I Have a Dream", Obama celebrandolo dice "Le sue parole hanno liberato l'America".

Martin Luther King praticava la disobbedienza civile. Criticava le leggi degli Stati Uniti d'America sulla segregazione razziale, che prevedevano per esempio ancora negli anni '60 che nei mezzi pubblici ci fossero posti separati per i neri e per i bianchi.
Per i diritti civili Martin Luther King era disposto a rischiare la galera, disubbidire a quelle leggi ritenute ingiuste subendone le conseguenze penali.
E infatti fu perseguitato e arrestato.
E grazie a questa disobbidienza civile, tutte le forme di segregazione raziale furono dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema.

Nessuno può negare che se Obama ha avuto la possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti, lo deve anche a Martin Luther King.
E Obama lo dice chiaramente: "Sono qui, siamo qui, grazie a quelle battaglie e a quelle marce. La fiamma della giustizia non è mai morta, siamo in debito con chi ha sacrificato la vita per cambiare il nostro Paese. Con chi ha marciato insieme in quegli anni. Per noi".

"Serve il coraggio, lo stesso coraggio" ha continuato Obama. Coraggio che anche oggi possiamo trovare negli stessi Stati Uniti in persone che in nome dei diritti civili, della vera giustizia, sono disposti a rinunciare a tutto anche alla libertà.

"Ma disonoreremmo quegli eroi se dicessimo che il lavoro di questa nazione è completo" ha detto Obama.
Quale è quindi il modo di onorare questi eroi?

Snowden

"Avevo una famiglia, una casa in paradiso, e vivevo con grandi comodità" ha dichiarato Snowden quando era confinato nell'aereoporto di Mosca "Io credo nel principio dichiarato a Norimberga nel 1945: «Gli individui hanno doveri internazionali che trascendono gli obblighi nazionali di obbedienza. Pertanto i singoli cittadini hanno il dovere di violare le leggi domestiche per evitare che si verifichino crimini contro la pace e l'umanità». Di conseguenza, ho fatto quello che ho creduto giusto e ho iniziato una campagna per correggere questo misfatto. Ho reso pubblico ciò di cui ero a conoscenza, così che ciò che riguarda tutti noi possa essere discusso da tutti noi alla luce del giorno, e ho chiesto al mondo giustizia. Tale decisione morale di denunciare pubblicamente lo spionaggio che colpisce tutti noi è stato costoso, ma era la cosa giusta da fare e non ho rimpianti."

Eppure questo Obama dice chiaramente "No. Non penso che Mr.Snowden sia un patriota". E sotto il suo ufficio viene ingaggiata una caccia all'uomo senza precedenti, che ha costretto addirittura un aereo presidenziale all'atterraggio alla ricerca di Snowden.

Manning

E analogamente, Manning vedendo gli orrori della guerra ha detto: "Ho creduto che se il grande pubblico, soprattutto il pubblico americano, avesse avuto accesso alle informazioni contenute all'interno di questi registri questo avrebbe innescato un dibattito nazionale sul ruolo della nostra politica estera e militare in generale, così come relativamente all'Iraq e all'Afghanistan."

E così è stato, le rivelazioni di Manning oggi possiamo dirlo con certezza, hanno cambiato il mondo.

Eppure questo Obama ha pregiudizialmente condannato Manning prima che si tenesse il suo processo: "ha infranto la legge" ha detto pubblicamente.
E Manning è stata inflitta una pena di 35 anni di carcere per aver resi noti quei crimini.


Martin Luther King e Barak Obama condividono il titolo di premio nobel per la pace.
Titolo che fu assegnato Martin Luther King dopo le battaglie, gli arresti e le persecuzioni.
Titolo che è stato assegnato a Barak Obama dopo la sua elezione a presidente degli Stati Uniti, forse nella speranza che potesse rafforzare la cooperazione tra i popoli.
Chissà se coloro che allora votarono per dare il nobel a Obama, oggi alla luce di tutto questo ripeterebbero quella scelta.




mercoledì 28 agosto 2013

La prima guerra civile mondiale


Lionel Dricot, 28 agosto 2013

Manning, Snowden, Assange, Miranda, The Guardian. Ogni giorno che passa, riceviamo la conferma di una verità che molti preferirebbero ignorare: siamo in guerra. Una guerra sommersa, relativamente tranquilla, ma comunque una guerra.

A differenza di una guerra convenzionale, una guerra civile non ha un fronte ben definito, né belligeranti chiaramente identificabili per il colore della loro uniforme. Ogni campo è ovunque, nella stessa città, nella stessa area, o nella stessa famiglia.

Da una parte, vi è la classe al potere. Ricchi, potenti, sono abituati a controllare, sono estranei alle domande. Semplicemente prendono le decisioni e sono fermamente convinti di farlo nel pubblico interesse. Molti, né ricchi né potenti, li sostengono. Per paura del cambiamento. Per abitudine. Per interesse personale. Per la paura di perdere le certezze acquisite. O semplicemente non hanno la capacità intellettuale per capire la rivoluzione in corso.

Dall'altra parte, c'è la generazione digitale. Di tutti i sessi, tutte le età, tutte le culture, tutte le aree geografiche. Parlano tra loro, scambiano esperienze. Scoprono le loro differenze, cercano i punti in comune e rimettono tutto in discussione, anche la fede e i profondi valori dei loro genitori. Li chiamo una "generazione", ma sono di tutte le età.

Questa popolazione ha sviluppato valori propri, ma anche una intelligenza analitica non comune. Utilizzano tutti gli strumenti a disposizione per individuare rapidamente le contraddizioni, porre le domande pertinenti, sollevare il velo delle apparenze. Attraverso migliaia di chilometri, i suoi membri possono provare empatia nei confronti di tutti gli esseri umani.

Un crescente divario

Per molto tempo, ero convinto che si trattasse solo una questione di tempo. Che la cultura digitale avrebbe permeato sempre più gli individui e il divario sarebbe poi scomparso nel corso delle generazioni e del rinnovamento naturale.

Nonostante la divulgazione di strumenti come gli smartphone o Twitter, questo divario non è stato riassorbito. Al contrario, non fa che peggiorare. La generazione al "potere" non ha adottato la cultura digitale. Essa si accontenta di manipolare ciecamente gli strumenti senza comprenderli, in una disperata parodia del culto del cargo. Risultati: musicisti che insultano i propri fan; giornali i cui siti web, inondati di pubblicità, sembrano essere copie conformi alle versioni cartacee; giovani politici che utilizzano Facebook o Twitter come macchine per pubblicare i comunicati stampa senza tentare di comunicare con il proprio elettorato.

40 anni fa, due giornalisti hanno rivelato al mondo che il presidente della nazione più potente ha usato i servizi segreti per intercettare i suoi avversari politici. Questo lavoro di indagine gli ha valso il Premio Pulitzer e ha portato alle dimissioni del presidente.

Oggi, individui impregnati di cultura digitale mostrano al mondo che il presidente della stessa nazione ha messo sotto intercettazione il mondo intero! Che invia uomini a massacrare cinicamente i civili. Un altro premio Pulitzer? No, 35 anni di carcere per uno e una caccia all'uomo in tutto il mondo per l'altro. Il presidente in questione è, tra l'altro, un premio Nobel per la pace.

La morte del giornalismo

A differenza del Watergate, non è più possibile fare affidamento sulla stampa. Una gran parte dei giornalisti hanno abbandonato qualsiasi lavoro di indagine, anche superficiale. I giornali sono diventati organi di intrattenimento o di propaganda. Con un po' di critica, si sarebbe in grado di confutare la maggioranza degli articoli di notizie, dopo qualche minuto di ricerche sul web.

E quando i pochi giornalisti rimasti iniziano a scavare, vedono la loro famiglia arrestata e detenuta senza motivo, ricevono minacce politiche e sono costretti a distruggere le loro attrezzature. Il giornale on line Groklaw, che è stato un sito determinante nella pubblicazione di notizie legate a grandi processi industriali, recentemente chiuso perché il suo creatore è spaventato.

La classe dirigente ha deciso che il giornalismo si deve accontentare di due cose: far temere il terrorismo, per giustificare il controllo totale, e sollevare lo spettro della perdita dei posti di lavoro, per dare una falsa impressione di inevitabilità di fronte alle scelte personali.

Certamente, tutto questo probabilmente non è stato attuato consapevolmente. La maggior parte dei soggetti sono intimamente convinti di lavorare per il bene pubblico, di sapere che cosa è bene per l'umanità.

Vi farà credere che spiare le mail o il caso Wikileaks sono dettagli, che le questioni importanti sono l'economia, i posti di lavoro, e i risultati sportivi. Ma questi problemi dipendono direttamente dal risultato della battaglia attualmente in corso. Grandi crisi e guerre finanziarie sono state create da zero da parte della classe dirigente attualmente al potere. La generazione digitale, portatrice di nuove proposte è imbavagliata, soffocata, derisa o perseguitata.

Il panico

Nel 1974 per la classe dirigente è stato più facile sacrificare Nixon e far cadere qualche testa con lui. I paralleli con la situazione attuale sono preoccupanti. La classe dirigente di oggi ha paura, in uno stato di panico, e non agisce più razionalmente. Cerca di creare degli esempi a qualunque prezzo, per riparare ogni perdita nella speranza che siano solo pochi casi isolati.

Non esitano ad utilizzare le leggi anti-terrorismo ingiustamente, contro i giornalisti stessi. Coloro che hanno predetto tali cose un anno fa sono stati trattati da paranoici. Ma anche il più pessimista probabilmente non avrebbe immaginato di avere ragione così in fretta, in modo così diretto. Ora siamo più terrorizzati dallo Stato anti-terrorista che dalla minaccia terroristica stessa.

La distruzione dei dischi dei computer al The Guardian è sicuramente l'evento più emblematico. La sua inutilità, la sua totale assurdità non può nascondere la violenza politica di un governo che impone la sua volontà minacciando un organo di stampa riconosciuto e rinomato.

Questo episodio illustra la totale incomprensione del mondo moderno da parte della classe dirigente. Un mondo che pensavano di dirigere ma che è fuggito al loro controllo. Ammantandosi nella ridicola autorità della loro ignoranza e arroganza, i governanti dichiarano apertamente una guerra a tutti i cittadini del mondo intero.

Una guerra che non può essere vinta, che è già persa. Ma cercheranno di farla durare, trascinando verso il basso molte vittime che verranno ingiustamente incarcerate per anni, torturate, arrestate, perseguitate, distrutte moralmente spinte al suicidio, inseguite in tutto il mondo.

Questo è già il caso oggi. E perché hai avuto la sfortuna di essere sull'aereo sbagliato o hai inviato una e-mail alla persona sbagliata, potresti essere il prossimo della lista. Non c'è neutralità possibile. Siamo in guerra.

L'articolo in inglese sul sito di Falkvinge The First Global Civil War e l'originale in francese su Ploum.net La première guerre civile mondiale

sabato 10 agosto 2013

PirateBay rilascia un browser per aggirare la censura web imposta dal governo italiano

In occasione del suo 10° anniversario, The Pirate Bay ha rilasciato un browser per aggirare la censura del web che viene imposta agli utenti del web in Italia e dai regimi di altri paesi come la Corea del Nord e l'Iran, ma anche Irlanda, Danimarca, Olanda, Regno Unito, e altri.
Si chiama Pirate Browser, e come ci ricorda torrentfreak sul suo articolo, Pirate Bay non è l'unica ad avere a cuore questo problema: anche l'amministrazione Obama ha investito milioni di dollari su progetti simili per consentire una navigazione più libera ai cittadini oppressi dai loro governi che bloccano l'accesso ai siti web per diversi motivi.

Ma la situazione in Italia sul fronte della censura web è paragonabile a quella di governi che siamo abituati a definire "regimi" come la Corea del Nord e l'Iran, tanto da giustificare che gli utenti italiani si dotino di questi strumenti per poter navigare liberamente sul web?

Come dettagliato sull'Osservatorio Censura, purtroppo ad oggi ci sono migliaia di siti ai quali  ai cittadini italiani viene impedito di accedere, e l'incremento di questo numero ha una crescita preoccupante.
Il blocco viene effettuato senza che la decisione derivi da una sentenza penale, e al momento non risulta che alcuno dei procedimenti penali relativi sia arrivato a un rinvio a giudizio. In pratica non serve un processo per determinare se una richiesta di censura è legittima o meno, ovvero i siti vengono subito condannati senza processo e possono tornare liberi solo dopo che viene dimostrato che sono innocenti.

Chi censura in Italia?

In Italia la censura può essere richiesa dall'autorità giudiziaria, dalla polizia postale e delle comunicazioni (tramite il CNCPO), dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e dall'Autorità delle Telecomunicazioni, l'Agcom, che recentemente si è distinta per la sua contestatissima bozza di regolamento per censurare internet soprattutto a  vantaggio dei monopolisti del copyright.

Ai provider italiani viene chiesto di impedire ai propri clienti di raggiungere una porzione di internet, perché spesso queste restrizioni non coinvolgono solo il contenuto contestato, ma quando vengono effettuate a livello di indirizzo ip bloccano tutti i siti con quell'ip anche se non hanno niente a che vedere con il contenuto contestato.

Anche l'effetto che ne risulta agli utenti è discutibile, perché l'utente non viene reindirizzato a un apposito sito di spiegazioni e quindi può non rendersi conto che il sito che voleva visitare non funziona perché è stato censurato.

Perché e cosa si censura?


In Italia può bastare un commento per far chiudere un forum, un sito che lo ospita, e altri siti associati.
L'anno scorso ad esempio Domenico Scillipoti e Maurizio Paniz hanno chiesto e ottenuto che tutto il sito che parla della tragedia del Vajont fosse chiuso per la presenza nel sito di un commento nei loro confronti.
A volte è sufficiente anche un banale link verso un sito.E non sempre è dato saperlo. Per esempio quando il sito Isohunt è stato recentemente censurato agli utenti italiani, ai fornitori di connessioni ad Internet italiani ai quali è stata inviata la sentenza è stato vietato condividerla.

PirateBay, gli utenti italiani ringraziano?

L'Italia si rivela quindi uno dei paesi dove è più facile far censurare un sito, e verrebbe da dire quindi che è il caso di ringraziare PirateBay per consentire ai cittadini Italiani di accedere ai siti con la stessa libertà di cui godono altri utenti Internet in giro per il mondo.

venerdì 9 agosto 2013

Il presidente della Time Warner: la pirateria meglio degli oscar

Sam Thielman, 7 agosto 2013
Jeff Bewkes, il CEO della Time Warner, era insolitamente in gran forma alla presentazione questa mattina dei ricavi, con il suo tradizionale richiamo a costi di iscrizione più elevati, un maggiore apprezzamento dei film della società e degli spettacoli televisivi - e, naturalmente, della pirateria.
Aspetta, che cosa?
Sì, in risposta ad una domanda se in qualche modo vedere che la serie ammiraglia di HBO, Game of Thrones, fosse la più piratata come un complimento, Bewkes ha detto, "Devo ammetterlo, penso che tu abbia ragione".
La serie fantasy tanto discussa è la più popolare della HBO, e "se si guarda alle persone che le seguono  senza abbonamento, è un eccezionale passa parola", ha detto il dirigente agli investitori. "Abbiamo avuto a che fare con questo problema per 20, 30 anni-persone che condividono gli abbonamenti, fanno passare fili dietro gli edifici. La nostra esperienza è che generano più abbonamenti. Penso che tu abbia ragione che Game of Thrones è lo spettacolo più piratato del mondo ", ha detto. "E questo è meglio di un Emmy [l'oscar della tv]".
Bewkes: Game of Thrones Piracy 'Better Than an Emmy'

giovedì 8 agosto 2013

Gli informatori e l'America Latina

5 Agosto 2013 Violeta Ayala
In mezzo a centinaia di migliaia di persone che sventolavano La Whipala - la bandiera indigena della Bolivia, sto correndo per raggiungere un  decente punto di osservazione. Come mi immergo e faccio zig zag tra la protesta di massa che segna la chiusura del vertice internazionale "La Cumbre Internacional Antiimperialista," * Il presidente Evo Morales sta per affrontare la folla.

"Sembrerebbe che alcuni paesi europei che in passato erano colonizzatori, oggi sono diventati una colonia degli Stati Uniti", ha dichiarato un Evo appassionato al milione persone acclamanti in fila nel viale sottostante. "Gli Stati Uniti hanno messo sotto pressione questi paesi per far atterrare il mio aereo, volevano farmi paura, mi hanno rapito e messo la mia vita in pericolo perché il mio paese non segue più le regole dell'Impero", ha continuato il presidente della Bolivia. "Edward Snowden non è una mosca che può salire sul mio aereo senza che nessuno se ne accorga, lui non è un sacchetto che potevo semplicemente portare a bordo."

Se l'intenzione del governo degli Stati Uniti era di dissuadere Evo Morales o qualsiasi presidente latinoamericano da aiutare Snowden, la loro tattica gli si è ritorta contro. Il  4 di luglio, due giorni dopo l'atterraggio forzoso del jet presidenziale Boliviano, i Capi di Stato lungo tutta l'America Latina hanno viaggiato verso la mia città natale, Cochabamba per esprimere la loro rabbia estrema a quello che era uno schiaffo in faccia e un'umiliazione per un'intera regione. "Coloro se la prendono con Evo se la prendono con tutti noi", ha detto il leader Sud Americano, il presidente dell'Ecuador Rafael Correa.

Nessuno aveva accolto le richieste  di asilo di Snowden prima dell'incidente del jet di Morales. Dopo, ha avuto quattro paesi che gli hanno offerto asilo: Venezuela, Ecuador, Bolivia e Nicaragua.

Il sostegno dimostrato dai leader latino-americani verso gli informatori sta crescendo di giorno in giorno e c'è un motivo. Nei dispacci diplomatici diffusi da Wikileaks, nel 2010, si è evidenziato che il FMI e la Banca mondiale hanno lavorato insieme alla CIA per destabilizzare l'economia dell'Ecuador. Come risultato di queste informazioni il presidente Correa ha rifiutato di pagare il debito estero dell'Ecuador e ha portato il FMI e la Banca Mondiale in tribunale. Nello stesso anno gli Ecuadoriani hanno chiuso la base militare statunitense di Manta con Correa che ha affermato "Se gli Stati Uniti vogliono avere una base militare in Ecuador, anche noi vogliamo avere una base militare a Miami".

Quando Ecuador ha concesso l'asilo politico al Fondatore Wikileaks Julian Assange più di un anno fa e il governo britannico ha minacciato di prendere d'assalto l'ambasciata per arrestarlo, tutta l'America Latina è balzata in difesa dell'Ecuador, dicendo al governo britannico che se la sovranità dell'ambasciata ecuadoregna fosse stata violata, sarebbe successa la stessa cosa ad ogni ambasciata britannica in tutta l'America Latina.

In Bolivia, le soffiate sui dispacci hanno mostrato che il governo degli Stati Uniti, pur essendo consapevoli del loro impatto negativo che le politiche 'neoliberali' stavano avendo per il popolo boliviano, non hanno prestato alcuna attenzione, perché le loro politiche "erano buone per gli investimenti esteri." Altri dispacci hanno mostrato che nel 2008, l'Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha iniziato ad alimentare i conflitti tra i diversi gruppi indigeni per creare instabilità all'interno del paese e che stavano pagando i giornalisti per scrivere le notizia che volevano essere scritte. USAID è stato anche scoperto finanziare gruppi nelle pianure della Bolivia per incoraggiarli a dichiarare l'indipendenza; questa azione nel 2008, ha provocato la morte di 20 persone indigene da Santa Cruz. USAID è stata infine espulsa dalla Bolivia nel 2013.

I dispacci diplomatici americani diffusi da Wikileaks hanno dimostrato che l'USAID è stata coinvolta in campagne per destabilizzare i governi di Venezuela, Bolivia, Ecuador, Argentina, Nicaragua e Paraguay, per citarne alcuni.

Il mese scorso, mentre ero a Londra, ho visitato Julian Assange presso l'ambasciata dell'Ecuador e sono rimasto piacevolmente sorpresa di essere accolta da una persona gentile, piuttosto che dall'egocentrico descritto dai media popolari. Non mi sembrava giusto chiedergli come andava, visto che era confinato in un spazio molto piccolo e non ha visto il sole per più di un anno. Tuttavia, egli era allegro mentre abbiamo discusso della politica globale e della natura umana per oltre due ore. L'ho lasciato con un piccolo segno di apprezzamento, una bottiglia del miglior Singani della Bolivia e alcuni dei nostri tè di coca.

Al governo degli Stati Uniti probabilmente non piace vedere il controllo dell'America Latina scivolargli dalle dita. Solo 30 anni fa mio padre fu esiliato in Australia perché coinvolto in organizzazioni studentesche contro il governo boliviano di allora. Mio nonno, un Ebreo serbo fuggito in Bolivia con il padre negli anni '30, è diventato il leader del più forte sindacato indigeno e ha trascorso 10 anni in una prigione politica poco dopo che il suo amico Che Guevara era stato ucciso in Bolivia. Sono nato l'anno dopo il suo rilascio dal carcere, ha trascorso altri sei anni in detenzione domiciliare.

Oggi, il Sud America non è lo stesso continente che è stato durante la guerra fredda, questa non è la Bolivia che ha ucciso Che Guevara su ordine di un governo appoggiato dagli Americani. Questa non è l'America Latina dalla quale tutti stavano scappando, ma quella dove le persone stanno tornando.

Ciò che Manning, Snowden e Assange hanno fatto per noi è più di quanto le migliaia di ONG, le Nazioni Unite e tutte quelle organizzazioni di 'buon cuore' non sono riuscite a fare in un centinaio di anni. Questi uomini ci hanno dato informazioni e hanno portato un po' di equilibrio nel potere esercitato dagli Stati Uniti di oggi.

* A partecipare a "La Cumbre Antiimperialista" c'erano dirigenti sindacali, le organizzazioni indigene e le parti sociali di 18 paesi in tutta l'America Latina e anche dall'Europa. Al centro della discussione è stata l'espulsione di tutte le basi militari degli Stati Uniti in America Latina, la creazione di una nuova moneta, il "Sucre" (destinato a sostituire il dollaro USA), l'azione di contrasto al programma di spionaggio degli Stati Uniti al fine di preservare le nostre democrazie e il supporto agli informatori, Edward Snowden e Bradley Manning ('el soldadito' come è conosciuto in Bolivia - il piccolo soldato) e per Julian Assange, attualmente in attesa di un passaggio sicuro per l'Ecuador.

The Whistleblowers and Latin America

mercoledì 7 agosto 2013

La Top 10 dei modi in cui Bradley Manney ha cambiato il mondo

31 luglio 2013, Juan Cole. Oggi ci sarà la sentenza su Bradley Manning, dopo essere stato riconosciuto colpevole martedì di 20 accuse, compreso lo spionaggio (nonostante la mancanza di prove di intenti per spiare e la mancanza di prove che le sue rivelazioni abbiano mai fatto alcun danno reale). Qualunque cosa si pensi delle azioni di Manning, che meritassimo di conoscere ciò che ha rivelato e che le sue rivelazioni hanno cambiato il mondo è innegabile.

  1. Manning ha rivelato il video di Collateral Murder di un attacco in Iraq con un elicottero contro non combattenti per lo più disarmati (anche se alcuni di coloro che erano colpiti sarebbero potuti essere armati), tra cui due giornalisti della Reuters le cui telecamere sono state scambiate per armi, e bambini. L'esercito sostiene che il video non mostra violazioni, ma l'uccisione di giornalisti disarmati è un crimine di guerra, e l'insensibilità nel video dà un'idea di quello che stava succedendo in Iraq durante gli anni dell'occupazione statunitense. Quando l'amministrazione Bush ha chiesto al parlamento iracheno il permesso di mantenere una base nel paese, i parlamentari hanno detto assolutamente no. L'esercito americano è stato costretto a ritirarsi dall'Iraq entro il 31 dicembre 2011.
  2. Manning ha rivelato la piena portata della corruzione del dittatore tunisino Zine El Abidin Ben Ali, aggiungendo benzina sul movimento di protesta giovanile di fine 2010, che ha tradotto i significativi cablogrammi americani in arabo. Manning ha contribuito allo scatenarsi dei potenti movimenti giovanili che esigevano un governo più democratica nel mondo arabo.
  3. Manning ha rivelato agli americani e al pubblico yemenita la guerra segreta dei droni che Washington stava conducendo in quel paese. Il fatto che i cablogrammi mostrino che l'allora dittatore Ali Abdallah Saleh tollerasse gli attacchi degli Stati Uniti sul suo paese probabilmente ha avuto un ruolo nella sua rimozione come presidente da parte del movimento, che è avvenuta nei primi mesi del 2012.
  4. Ha rivelato che l'allora Segretario di Stato Hillary Clinton ha ordinato ai diplomatici americani di spiare le loro controparti delle Nazioni Unite. Le richieste di spiare le Nazioni Unite includono cablogrammi che "richiedevano dettagliati rapporti dell'intelligence sulla leadership delle Nazioni Unite tra cui dettagli legali sui loro sistemi di comunicazione, incluse le password e le chiavi di crittografia personale," prefigurando rivelazioni successive su un vasto spionaggio da parte degli USA persino su alleati come la Germania attraverso la NSA.
  5. Le sue soffiate mostrano che l'allora senatore John Kerry ha fatto pressione su Israele perché si aprissero a restituire il Golan alla Siria come parte di un negoziato di pace. Questo articolo suggerisce che Kerry potrebbe essere un mediatore più che onesto nei negoziati in corso di quanto alcuni osservatori gli diano credito.
  6. Ha rivelato che la corruzione del governo in Afghanistan è "insopportabile". Questo grado di corruzione, che ha scosso l'intero sistema bancario e causato che i finanziamenti americani fossero pesantemente abusati, è ancora un fattore nella decisione americata se restare in Afghanistan con una certa forza dopo dicembre 2014. Con questi documenti a disposizione il pubblico americano è in una posizione migliore per giudicare la questione .
  7. Manning ha rivelato il grado di autoritarismo e la corruzione del governo egiziano di Hosni Mubarak, che è stato successivamente cacciato.
  8. Manning ha rivelato che il duro e realista ex segretario della Difesa Robert Gates, era contrario a colpire gli impianti di arricchimento nucleare iraniani, perché avrebbe solo rallentare leggermente il loro programma verso, ma inevitabilmente avrebbe causato che gli iraniani si sarebbero arrabbiati e mobilitati in seguito.
  9. Manning ha rivelato che le autorità israeliane avevano un piano segreto per mantenere la popolazione palestinese di Gaza sulla soglia dell'insicurezza alimentare e le carenze sanitarie, tra le più raccapriccianti operazioni militari della storia: "I funzionari israeliani hanno confermato a funzionari dell'ambasciata in più occasioni che intendono per mantenere il funzionamento dell'economia di Gaza al più basso livello possibile giusto il tanto da evitare una crisi umanitaria".
  10. L'atto di coraggio di Manning ha incoraggiato gli hacker a rendere pubbliche le e-mail di Bashar al-Assad e sua moglie, che mostrano i loro gioielli acquistati in Europa e uno stile di vita dorato, mentre l'artiglieria di al-Assad batteva Homs e altre città senza alcun riguardo per le vite dei non combattenti. Infatti, Manning ha ispirato numerosi leakers, tra cui alcuni che hanno denunciato la corruzione dell'OLP e la volontà di dare via la maggior parte di Gerusalemme in Israele, e, probabilmente, Edward Snowden, che ci ha rivelato che il governo americano tiene tutti, anche gli americani, sotto sorveglianza.

L'articolo originale
Top Ten Ways Bradley Manning Changed the World

Di Corinto fermo, Annunziata avanza?

Caro Arturo, non ci siamo.
Oggi su Repubblica.it scrivi su "Copyright, giro di vite all'americana ma la strada è la cultura della legalità":
"tutti comprendono bene che il modo migliore per scoraggiare la pirateria è ridurre il prezzo delle opere in commercio, renderle fruibili online su ogni piattaforma, a qualsiasi latitudine, incentivarne il pagamento elettronico, educare alla legalità facendo conoscere il valore della creazione di un'opera culturale".
Lo so, lo so, tu tra i tanti hai difeso certi valori più degli altri, ma in questo pezzo non c'è traccia di novità, parole trite e ritrite che non centrano il problema.
Nel tuo pezzo non c'è la parola "cittadini", solo una volta viene usata la parola "utenti", il resto sembra un tentativo di strizzare l'occhio agli utenti della rete abbracciando in realtà la visione di un media come fosse fatto di contenuti che i monopolisti del copyright si degnano di dispensare agli utenti.
Quasi mi piace di più il pezzo di Lucia Annunziata, che sull'huffingtonpost  oggi commenta l'acquisizione del Washington Post da parte di Jeff Bezos di Amazon "Giornalismo su carta e web. Matrimonio possibile?" quando scrive
"Il web è velocità, interpretazione, ampiezza. Soprattutto il web è una gestione del traffico in senso inverso a quello della carta. Questa va inesorabilmente, sempre, dall'alto verso il basso. L'altro va inesorabilmente sempre dal basso verso l'alto."
e spiega che mentre nel vecchio mondo della carta l'elite dei giornalisti aveva accesso ad informazioni che gli utenti non potevano mai avere e quindi ne erano dispensatori, decidendo cosa è importante o meno che un cittadino sappia, il web mosso da una tecnologia iperinclusiva ha rovesciato l'equilibrio a favore del lettore. "Mai si è letto tanto come nell'era Internet. Mai così velocemente l'informazione si condivide e si diffonde".
Esattamente: si condivide e si diffonde.

Non si può continuare a perseguire la strada di adattare il vecchio mondo alle nuove logiche, Arturo.
Bisogna che aggiorniamo anche il linguaggio.
Non è vero che c'è un'industria da una parte e i furbetti che del falso che hanno fatto fortuna.
Non parliamo più di contenuti, perché i contenuti presuppongono un contenitore che oggi non c'è più, parliamo di opere.
Non si può più parlare di "diritto d'autore" e metterci dentro quelli che un tempo erano gli editori, e che su Internet hanno ormai veramente poco senso.
Gli autori realizzano le opere, le commentano, le condividono arricchendole, ne fanno un mesh up, una cover.
Questi sono i veri autori.
E poi quegli editori, o meglio i mediatori, che si impossessano del diritto di autore senza essere autori, ma neanche editori perché quello che faceva l'editore per la carta stampata su Internet non solo non esiste più, ma è sbagliato.
Su Internet, il valore di un'opera è dato dalla somma dei suoi autori, sia dagli autori dell'opera originale (se mai può esistere un'opera veramente originale) che dagli autori delle opere derivate, siano esse appunto un riferimento per condividerla, un commento su un social network, una citazione, il post su un blog.

È vero Arturo, come dice Stefano Quintarelli la pirateria digitale esiste.
Ma la pirateria digitale non va scoraggiata, al contrario va coccolata, assecondanta, come l'informazione va condivisa e diffusa.
E gli autori che lo hanno capito sono quelli che oggi danno valore alla rete.

martedì 6 agosto 2013

Per Obama i brevetti sono carta straccia ...

... verrebbe da pensare alla notizia che il presidente degli Stati Uniti ha messo il veto alla decisione dell''ITC di vietare la vendita di alcuni modelli di iPhone e iPad per la violazione dei brevetti di Samsung.
Oppure, se usiamo l'ottica nazionalista, si potrebbe pensare che fintanto che è la coreana Samsung a violare i brevetti della statunitense Apple, per Obama è giusto che venga commissionata alla Samsung una multa da un miliardo di dollari, ma quando sono in discussione gli interessi di una azienda americana, (ovviamente non una azienda qualunque, ma una che in questo ultimo periodo è in testa alla classifica mondiale per capitalizzazione) allora il presidente degli Stati Uniti può permettersi di fare una cosa che per trovare un precedente bisogna tornare indietro di oltre 30 anni, ai tempi di Regan.
L'ufficio della presidenza ha ricordato "i danni che possono risultare" dall'uso di brevetti per parti essenziali per "guadagnare un indebito vantaggio" e nell'attuare un ingorgo dei brevetti.
Che i brevetti ormai siano più un problema che una soluzione, anche per le aziende che dovrebbero trarne beneficio, è sotto gli occhi di tutti, e non riguarda solo le aziende tecnologiche, ma tutto anche agricoltura, medicina, alimentazione.
E in molti si stanno organizzando per richiedere una riforma a questo sistema che uccide l'innovazione.

Dimentichiamoci infatti l'idea romantica del genio inventore che ha una idea rivoluzionaria, la brevetta e diventa ricco migliorando contemporaneamente il mondo.

Questa non è la realtà del mondo dei brevetti già da molto tempo.
È ormai diventato un complesso sistema, gestito da apposite strutture di avvocati, un sistema nel quale sta emergendo come dominante il "patent troll", ovvero società che collezionano brevetti a volte assolutamente privi di reale utilità o funzionalità innovativa, al solo scopo di citare in giudizio soggetti che inavvertitamente dovessero aver costruito qualcosa che contiene anche una funzione marginale ma sottoposta a brevetti.

Nel 2011 i costi provocati dalle azioni legali intentate dai patent troll si calcola siano stati di 30 miliardi di dollari, e ogni anno la situazione peggiora.
I brevetti non garantiscono che chi ha una buona idea possa realizzarla, impediscono invece di farlo a chi vorrebbe, se non sottostando alle condizioni di chi possiede il brevetto (che nella quasi totalità dei casi non corrisponde alla persona che ha avuto l'idea).

La diatriba, le diatribe Samsung contro Apple e viceversa continueranno in tribunale probabilmente con altri colpi di scena.

C'è solo un vero colpevole: la politica. Che deve mettere velocemente mani a questa legge che favorisce chi si compra anche il più stupido dei brevetti e penalizza chi ha voglia di innovare, con le idee proprie ma anche con le idee degli altri.
“Se la natura ha reso una cosa meno suscettibile di tutte le altre alla proprietà esclusiva, essa è l'azione della potenza del pensiero che chiamiamo idea, che un individuo può possedere esclusivamente solo finché la tiene per sé, ma che nel momento in cui viene divulgata, si impone come proprietà di ciascuno, e chi la riceve non se ne può più disappropriare. La sua caratteristica peculiare è inoltre che nessuno la possiede di meno, anche se tutti gli altri la possiedono interamente. Colui che riceve un'idea da me, riceve istruzioni per se stesso senza diminuire le mie; così come colui che accende la sua candela dalla mia, riceve luce senza rabbuiarmi. Il fatto che le idee debbano diffondersi liberamente dall'uno all'altro, attraverso il globo per l'istruzione dell'uomo, morale e reciproca, e il miglioramento della proprie condizioni, pare essere stato progettato con peculiarità e benevolenza dalla natura, che le ha create, così come il fuoco, con la capacità di espandersi fino a riempire tutto lo spazio, senza diminuire mai la loro densità in alcun punto, e come l'aria in cui respiriamo, ci muoviamo, esistiamo come esseri fisici, impossibile da contenere o da appropriarsi in modo esclusivo.”
Queste parole le ha pronunciate un altro presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, ed era il 1813.

venerdì 2 agosto 2013

IsoHunt Bloccato in Italia da un ordine del tribunale a seguito di una richiesta dell' Industria della Musica

Andy, Torrentfreak. 1 Agosto 2013
Mentre i problemi legali di isoHunt con l'industria cinematografica continuano negli Stati Uniti, l'industria della musica in Europa ha appena inferto un colpo contro il decennale sito torrent. FIMI, la Federazione dell'industria musicale italiana, ha ottenuto un ordine del Tribunale di Milano che ordina agli ISP di bloccare l'accesso dei loro abbonati al motore di ricerca BitTorrent. Secondo i rapporti, il sito è già inaccessibile in Italia.

Il blocco e la censura dei siti BitTorrent sta diventando l'attività anti-pirateria favorita sia dell'industria della musica che del cinema. Molti dei principali siti, con The Pirate Bay in prima linea, naturalmente, sono ora bloccati a livello di provider in diversi paesi europei.

Dopo un avvio lento e meditato, due paesi stanno emergendo come i posti più facili al mondo ad avere siti bloccati a livello di provider.

I principali siti torrent del mondo vengono regolarmente aggiunti ai blocchi esistenti o alle azioni in corso avviate dalle società locali della musica e dai gruppi cinematografici nel Regno Unito, e in Italia una già lunga lista di torrent, file-storage e domini per lo streaming cresce mese dopo mese.

L'ultima azione in questo paese del sud Europa coinvolge il dibattuto sito di indici torrent isoHunt. Gestito da Gary Fung di nazionalità canadese, il sito è attualmente bloccato in una azione legale apparentemente senza fine con la MPAA negli Stati Uniti, ma i suoi problemi in Italia sono con la sezione locale di IFPI.

FIMI, la Federazione dell'industria musicale italiana, sostiene che isoHunt sta costando all'industria musicale italiana milioni di euro e qualcosa deve essere fatto rapidamente, al fine di arginare la marea.

A seguito di una denuncia FIMI e una richiesta urgente da un procuratore locale, questa settimana un giudice del Tribunale di Milano ha ordinato agli ISP di bloccare il dominio isoHunt.com e il suo attuale indirizzo IP. Per far fronte a eventuali contromisure che il sito potrebbe aver programmato, sono coperti dall'ordine anche tutti i futuri indirizzi IP.

Marco d'Itri, che gestisce un sito che dettaglia l'ampiezza della censura web in Italia, ha detto a TorrentFreak che la sentenza stessa non è pubblica e, anche se gli ISP hanno una copia, è loro vietato condividerla. D'Itri aggiunge che il blocco arriva prima di un pieno processo, ma per quanto di sua conoscenza nessun caso è mai arrivato a questo punto.

"È solo una comoda scorciatoia usata dai proprietari di contenuti per censurare un dominio, perché di solito le vittime non fanno appello," spiega.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni. All'inizio di quest'anno il  sito di file-hosting Rapidgator ha reagito contro un blocco simile e in seguito ha vinto la causa. Poi, proprio il mese scorso un tribunale italiano ha ordinato un blocco contro il popolare sito di streaming  sportivo Rojadirecta. Il sito sta ora combattendo con lo stesso team legale di Rapidgator.

Gli ISP locali sono stati informati del provvedimento giudiziario contro isoHunt lunedì e si sono affrettati a rispondere. Il sito è ormai bloccato nella maggior parte d'Italia (insieme ad altri due siti - dendi86download.com e lascena.net) lasciando agli utenti cercare di trovare una soluzione alternativa utilizzando VPN o siti proxy.

In aggiunta alle azioni legali in corso negli Stati Uniti, che potrebbero costare a isoHunt fino a $750 milioni, sembra probabile che isoHunt sarà bloccato dagli ISP nel Regno Unito entro la fine dell'anno.

L'articolo in inglese su torrent freak
IsoHunt Blocked By Court Order Following Music Industry Demand

Bitcoin per tradurre il libro di Falkvinge

"a penny for your thoughts", un centesimo per i tuoi pensieri, usano dire gli inglesi quando vedono una persona assorta.
Il nostro "cosa stai pensando?", più quella fissazione per trasformare tutto in denaro che a noi potrebbe risultare anche offensiva, e che ha portato gli anglosassoni lontano, troppo lontano.

Vorrei tradurre, o meglio sto traducendo il libro "Swarmwise, the tactical manual to changing the world" (Come uno Sciame, Manuale Tattico per Cambiare il Mondo) di Rick Falkvinge, il fondatore del Partito Pirata.

Anche se da un po' di tempo già traduco con convinzione i post del sito di Rick Falkvinge per la sua sezione in italiano http://it.falkvinge.net/ , per tradurre le quasi 300 pagine del libro ho bisogno di qualche stimolo in più.
Così ho pensato a qualcosa più simbolico che materiale, a chiunque possa interessare fatemi una donazione di centesimo e tradurrò tradurrò un'altra pagina, alla fine saranno circa 3 euro per tradurre tutto il libro.
Ma siccome tutti questi soldi non mi bastano, e sono convinto che i bitcoin cambieranno il mondo, facciamo questa cosa con i bitcoin.
Per ogni transazione, una pagina.
E quindi 0,000605 bitcoin (contando i costi della transazione) che potete inviarmi andando qui: http://bitkeyn.scelta.it/index.php?code=b2641fa024d5eb392c8f3b50ed173f5a
e fatta la donazione potrete accedere in tempo reale alla traduzione che avanzerà per ogni transazione.
E non barate, non una donazione di 3 euro, ma 300 (o qualcosa in meno) transazioni, uno sforzo collettivo o meglio tanti piccoli sforzini collettivi.

Così se non avete ancora "messo le mani" sui bitcoin, spero che la traduzione del libro possa essere un utile incentivo.

giovedì 1 agosto 2013

l buco nella nostra memoria collettiva: Come il copyright ha fatto sparire i libri

Un libro pubblicato durante la presidenza di Chester A. Arthur (1881–85) ha maggiori possibilità di essere stampato oggi di uno pubblicato ai tempi di Reagan.

Rebecca J. Rosen. 30 luglio 2013
L'anno scorso ho scritto di alcune ricerche molto interessanti fatte da Paul J. Heald presso l'Università dell'Illinois, basate su un software che scorre le pagine di Amazon facendo una selezione casuale di libri. Allora, i risultati erano ancora preliminari, ma erano comunque sorprendenti: c'erano tanti libri disponibili del decennio del 1910 quanti ce n'erano del decennio del 2000. Il numero di libri del decennio 1850 erano il doppio di quelli disponibili del decennio 1950. Perché? La protezione del copyright (che copre titoli pubblicati nel 1923 e di seguito) aveva schiacciato il mercato dei libri a partire dalla metà del 20° secolo, tenenendo lontani quei titoli dagli scaffali e dalle mani del pubblico dei lettori.

Heald ha ormai completato la sua ricerca e lo scenario, anche se più dettagliato, è in gran parte lo stesso: "Il Copyright è strettamente collegato con la scomparsa delle opere, piuttosto che con la loro disponibilità", scrive Heald. "Subito dopo che le opere vengono create e rese proprietarie, tendono a scomparire dalla scena pubblica per riapparire con un significativo incremento di numero solo dopo che diventano di pubblico dominio e perdono i loro proprietari".

Il grafico sopra mostra la semplice interpretazione dei dati. Esso rivela, sorprendentemente, che ci sono sostanzialmente più nuove edizioni disponibili dei libri del decennio 1910 che di quello del 2000. Le edizioni di libri che si trovano vincolati dal copyright sono disponibili in circa la stessa quantità di quelli della prima metà del 19° secolo. Gli editori semplicemente non stanno pubblicando i titoli protetti da copyright a meno che non siano molto recenti.

Ma questo non è un ritratto completamente veritiero di quanti diversi libri sono disponibili, perché per i libri che sono di dominio pubblico, spesso esistono molte edizioni diverse, e il campione casuale è probabile sovrastimato. "Dopo tutto", spiega Heald, "se si inserisce un numero ISBN casuale su Amazon, è più probabile che si trovi il Paradiso Perduto di Milton (con 401 edizioni e 401 codici ISBN) piuttosto che A Wife out of Egypt di Lorimer (1 edizione e 1 ISBN)". Ha scoperto che, in media, i titoli di dominio pubblico avevano una mediana di quattro edizioni per titolo. (La media era di 16, ma molto distorta dalla presenza di un piccolo numero di libri con centinaia di edizioni. Per questa ragione, gli statistici che Heald ha consultato hanno raccomandato di usare la mediana).
Heald ha diviso il numero di edizioni di pubblico dominio per quattro, fornendo un grafico che confronta il numero di titoli disponibili.


Heald dice che il quadro è ancora "abbastanza drammatico". L'ultimo decennio va meglio al confronto, ma la depressione del 20° secolo è ancora notevole, seguito da un piccolo boom nei decenni più recenti quando le opere rientrano nel pubblico dominio. Presumibilmente, come scrive Heald, in un mercato senza le distorsioni del copyright, questi grafici avrebbero mostrato "una curva inclinata verso il basso dal decennio 2000-2010 fino al decennio 1800-1810 sulla base del presupposto che le opere in generale diventano meno popolari quando invecchiano (e quindi sono meno desiderabili dal mercato)". Ma non è affatto ciò che vediamo. "Invece", prosegue, "la curva declina bruscamente e in modo rapido, e poi rimbalza in modo significativo per i libri attualmente di dominio pubblico pubblicati inizialmente prima del 1923". La conclusione di Heald? Il copyright "fa sparire i libri"; la sua scadenza li riporta in vita.

I libri che sono i più colpiti da ciò sono quelli dei decenni più recenti, come gli anni '80 e '90, per i quali vi è probabilmente il più grande divario tra ciò che avrebbe soddisfatto una nozione astratta dell'interesse della gente e ciò che è effettivamente disponibile. Come scrive Heald:
Questa non è una curva leggermente inclinata verso il basso! Gli editori non sembrano disposti a vendere i loro libri su Amazon per più di un paio di anni dopo la loro pubblicazione iniziale. I dati suggeriscono che i modelli di business dell'editoria fanno sparire i libri poco dopo la loro pubblicazione e molto prima della data nella quale diventeranno di pubblico dominio. La legge sul copyright quindi scoraggia la loro ricomparsa finché sono di proprietà. Sul lato sinistro del grafico prima del 1920, il calo presenta una curva più dolcemente sensibile al tempo inclinata negativamente.
Ma anche questo grafico potrebbe sottovalutare gli effetti del copyright, visto che il confronto presuppone che la stessa quantità di libri sia stata pubblicata ogni decennio. Questo naturalmente non è il caso: l'aumento dell'alfabetizzazione unito alle capacità tecnologiche fanno sì che vengano pubblicati molti più titoli ogni anno nel 21° secolo, che nel 19°. Il numero esatto per anno negli ultimi 200 anni è sconosciuto, ma Heald ei suoi assistenti sono stati in grado di arrivare a una buona approssimazione basandosi sul numero di titoli disponibili per ogni anno in WorldCat, catalogo bibliotecario che contiene le liste complete di 72.000 biblioteche di tutto il mondo. Ha poi normalizzato suo grafico al decennio degli anni 1990, che ha visto il maggior numero di titoli pubblicati.

Secondo questo calcolo, l'effetto del diritto d'autore appare estremo. Heald dice che la ricerca WorldCat ha mostrato, per esempio, che ci sono stati otto volte il numero di libri pubblicati nel 1980 che nel 1880, ma ci sono grosso modo tutti i titoli disponibili su Amazon per due decenni. Un libro pubblicato durante la presidenza di Chester A. Arthur ha una maggiore possibilità di essere pubblicato oggi di quello pubblicato durante il periodo di Reagan.

I sostenitori del copyright hanno a lungo (e con successo) sostenuto che mantenere i libri protetti da copyright assicura che i proprietari possano realizzare un profitto dalla loro proprietà intellettuale, e che tale incentivo al profitto "garantisce la disponibilità [dei libri] e una distribuzione adeguata".
La prova, a quanto pare, dice il contrario.

L'articolo originale inglese:
The Hole in Our Collective Memory: How Copyright Made Mid-Century Books Vanish

Un pirata non è un imbecille

"Tu che scarichi programmi pirata sei un imbecille" scrive Marco Cicconetti sul suo blog.
Interessante provocazione.
La tesi è "Perché essere pirati quando si possono avere le stesse cose gratuitamente e legalmente?", in questo caso per quanto riguarda il software.
È infatti vero che ormai il software gratuito, open source, ha raggiunto dimensioni e qualità tali da essere spesso superiore rispetto ai corrispondenti a pagamento.
Però quello che non posso accettare è l'uso, o l'abuso, o la semplice generalizzazione, del termine "Pirata" soprattutto per come si è cercato di inculcarcelo in questi anni.
Mi sono chiesto cosa risponderei a qualcuno che d'improvviso mi fermasse per strada e mi chiedesse: "sei un pirata?".
Sarebbe come se qualcuno ti chiedesse: "sei cattivo?", d'istinto la tua risposta dovrebbe essere "no, certamente".
Bravo. Quindi sei bravo.
Michael Jackson nella canzone "I'm bad" (Io sono cattivo) cantava "possiamo cambiare il mondo domani, questo potrebbe essere un mondo migliore, se non ti piace quello che sto dicendo, allora perché non provi a darmi uno schiaffo? Perché io sono cattivo, molto molto cattivo".


Marco ci dice che la pirateria è una piaga informatica e sociale, che molti utenti si affidano a programmi pirata per ignoranza ed incoscienza, che è una truffa nei confronti di chi la fa, è scarsa lungimiranza.

In alcuni casi può essere vero che chi copia un programma lo fa per ignoranza.
L'utente "medio" va in un negozio di computer, e parla con il venditore di fiducia che difficilmente andrà a dirgli che esistono programmi gratuiti e anche migliori rispetto al sistema operativo e ai vari applicativi che trova belli inscatolati nel suo negozio. Purtroppo siamo troppo abituati ad aprire il portafoglio per ottenere qualcosa; chiedere al venditore di computer se esiste una alternativa gratuita è esattamente come andare da una prostituta per chiedere se si può fare sesso gratuitamente: "forse, ma non con me. E comunque quello che posso offrirti io è migliore, più professionale, frutto di grande esperienza, più adatto alle tue esigenze. Non devi andare in giro a cercare, con il rischio di perdere un sacco di tempo senza ottenere niente di quello che vorresti. Con me basta che apri il portafoglio, e verrai soddisfatto" sarà la sua risposta, del venditore di software ovviamente, non della prostituta, che si preoccuperà tra l'altro di fornirvi giusta dotazione per preservarvi dai virus, considerato che proprio quando certe cose vengono pagate non ci è dato sapere cosa c'è in ciò che stiamo pagando, chi ci messo che cosa, e in quali condizioni.
Giusto per chiarire: ognuno si guadagni da vivere come vuole, lungi da me il condannare chi fa certe scelte di vita, anche occasionali, chi decide di pagare perché potrebbe sentire di non avere alternative, l'importante è che sia il risultato di una scelta consapevole e non sia stato raggirato, manipolato o peggio costretto ... parlo ovviamente della prostituzione e non della mercificazione del software.
Bisogna educare la gente, molti già lo sanno, sul fatto che le cose migliori della vita sono gratuite. E tra queste c'è il software.

Comunque, ribaltando le affermazioni di Marco, io penso che "la pirateria è lungimiranza".
Questa lungimiranza paradossalmente la hanno avuta anche coloro che oggi si erigono a paladini dei propri monopoli: "Sebbene ogni anno vengano venduti 3 milioni di pc in Cina, la gente non ne paga il software. Ma un giorno lo faranno. Fintanto che continuano a rubarlo, noi vogliamo che loro rubino il nostro. Ne diventeranno in qualche modo dipendenti, e in qualche modo troveremo come farci pagare nella prossima decade" disse Bill Gates nel 1998 all'Università di Washington.

Ma possiamo escludere che ci siano dei casi nei quali bisogna essere Pirati, che non sia giustificata in nessuna maniera la pirateria del software?
Quella che oggi strumentalmente viene chiamata Pirateria, potrebbe anche nel caso del software essere non solo moralmente giustificabile, ma un atto dovuto.
Ad esempio se mi compro una stampante o un'altra periferica, e mi viene impedito di usarla sul mio pc perché il produttore presuppone o pretende che io debba dotarmi dei programmi o del sistema operativo che vuole lui.
O quando mi viene impedito di accedere a dati miei, perché il formato dentro il quale vengono incastrati è un formato proprietario e vengo costretto per accedere ad informazioni che sono di mia proprietà a dotarmi di un software che non voglio comprare.
A volte i programmi piratati funzionano meglio, con minori problemi, di quelli originali.
A volte, le misure messe in atto per la protezione dalla copia sono talmente invasive, che conviene anche a coloro che hanno pagato fior di quattrini fare i pirati dotandosi di una copia liberata da questi vincoli.

Per citare uno Steve Jobs dei lontani anni '80 "è più divertente essere pirati che arruolarsi in marina". Buon jailbreak a tutti.