mercoledì 31 luglio 2013

Tutti d'accordo contro l'Agcom, che pasticcio

È un fallimento a tutto campo lo "schema di regolamento sulla tutela del diritto d'autore in rete" prodotto dall'Agcom, sottoposto ad una consultazione pubblica per 60 giorni .
Dopo un primo comunicato, che era stato accolto positivamente, una volta rilasciato il testo sono emersi tutti i problemi che già fanno pensare che l'Agcom farebbe meglio a ritirarla in tutta fretta e ripartire da zero, se non addirittura lasciar perdere e ripensare in toto a quella che possa essere la sua funzione.

"Maledetto il giorno in cui a qualcuno di noi venne in mente di immaginare l'Agcom. L'eccesso di potere ha dato probabilmente alla testa, facendo immaginare al collegio dei garanti di avere la facoltà di sostituirsi al legislatore o alla magistratura" scrive Vincenzo Vita.

"La delibera dell’AGCom ha compiuto un piccolo miracolo laico: ha unito interessi disomogenei contro una disciplina raccogliticcia e incapace di porre rimedio alla difesa degli interessi degli autori di opere protette, sollevando l’indignazione di un nutrito gruppo di esperti, avvocati, giornalisti, aziende, associazioni di settore dei provider e dei consumatori. Il regolamento dunque, non rappresenta nemmeno lontanamente una soluzione al problema, che semmai amplifica in maniera drammatica, producendo una serie di effetti collaterali a catena" scrive Dario Denni.


"«Delibera Agcom sul copyright annienta le libertà degli utenti», pioggia di critiche da provider ed esperti" titola Alessandro Longo sul Sole24ore: "Controllo a setaccio del nostro traffico internet, identità degli utenti svelate alle aziende del copyright a fronte di semplici segnalazioni (non ancora provate) di pirateria, cancellazione coatta anche dei commenti e articoli che si limitano a incoraggiare alla violazione del diritto d'autore"

"L’impalcatura mediatica ha retto lo spazio di un weekend.Quanto è bastato, agli attenti commentatori per rendersi conto di quanto in realtà c’era scritto nel suddetto regolamento. E, di rendersi conto che più che di un padre comprensivo ci si trovava di fronte al Padre Padrone di Gavino Ledda." scrive Fulvio Sarzana.

Come consiglio all'Agcom, per uscire da questo pantano e capire come farsi veramente Garante delle Comunicazioni, non c'è niente di meglio delle parole di Gian Battista Frontera: "Siamo molto preoccupati, perchè la Gestione Cardani dell’AGCOM, ha completamente ignorato una ricerca indipendente commissionata dalla Commissione Europea, che riduce il fenomeno pirateria a marginale, ed anzi, lo addita come incentivo al traffico legale, come una sorta di campagna marketing spontanea"


L'autorità garante del Monopolio

18 Luglio 2013.
"L'ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù" sono i tre slogan della Neolingua descritta nel romanzo 1984 di George Orwell.
Quella distopia non si sta rivelando attuale solo nel controllo da grande fratello che scopriamo la NSA fa in modo massivo in tutto il mondo, Italia inclusa, con caratteristiche più invasive di quelle descritte da Orwell, ma anche nella distorsione della lingua comune.
In Italia esiste ad esempio l'Agcom, l'Autorità Garante delle Comunicazioni che dovrebbe agire in armonia con l'Agcm, l'Autorità Garante della Concorrenza.
Purtroppo scopriamo ogni giorno di più che questa è l'autorità garante dei Monopoli.
I requisiti della concorrenza nel mercato sono la libertà di ingresso e l'assenza di barriere, la numerosità degli operatori, informazione e trasparenza del mercato.
Questi requisiti sono fondamentali affinché il mercato possa adeguarsi alle mutate esigenze dei consumatori, e dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, per evitare che gli operatori dominanti possano creare delle barriere e consolidare il proprio monopolio.

Chissà se Angelo Cardani, classe 1949, presidente dell'Agcom nominato da Monti da ormai un anno, che parlato ieri di diritto d’autore online nell'audizione presso la IX Commissione della Camera, consideri questi requisiti dei fastidiosi impacci per la realizzazione del regolamento che l'Agcom si accinge a emettere e considerato da alcuni anticostituzionale.
Cardani ammette di non aver molta dimestichezza con i computer: non è un nativo digitale, e ancora meno è un nativo on line, ma neanche quando si è laureato o quando ha iniziato ad insegnare esisteva il web, e questo è un grosso problema.
Perché quando si parla di condivisione della cultura, dell'arte e dell'informazione, non si può continuare a pensare ad un mondo nel quale i monopolisti del copyright si garantivano i loro lauti guadagni controllando i contenitori allora indispensabili per far circolare l'informazione.

Nel cercare di rassicurarci, Cardani ci dice “Non abbiamo in mente il caso della signora che mette in rete il filmato del compleanno della figlia con le musiche di Elton John per le quali non ha pagato i diritti d’autore” per farci capire subito dove sono le sue vere preoccupazioni “Certo anche lei infrange la legge”.
Non si tratta di "prendere di mira": se questa legge prende di mira la mamma che condivide con amici e conoscenti le emozioni del compleanno della figlia, è la mamma il problema o è la legge?

“Ci muoveremo esclusivamente su denuncia o segnalazione”. Una procedura che consentirà all’Autorità di “eliminare tutta una serie di infrazioni minori a cui siamo meno interessati a perseguire”.
E poi sempre proseguendo su quelle che sembrano rassicurazioni ma che si concludono in tragedia: "Non abbiamo in mente niente che possa assomigliare all’Hadopi che ha funzionato molto male come strumento repressivo, ma se vogliamo, paradossalmente, ha funzionato bene come strumento educativo”.

C'è poco da stare allegri.
Qui l'autorità non mostra di voler garantire la concorrenza, ad esempio proponendo di smantellare la SIAE, che avendo la presunzione di rappresentare insieme autori ed editori, di fatto schiaccia gli artisti tutto a vantaggio dei monopolisti del copyright.

Qui si ripropone il modello stantio e ormai inutile del "i cattivi sono i cittadini, perché condividendo cultura, conoscenza, arte ed emozioni" tolgono agli editori quei lauti guadagni, che subito Deborah Bergamini del Pdl ci dice quantificati in 600 milioni di euro.
Che suona come "dobbiamo garantire che chi finora ha guadagnato 600 milioni di euro da un modello di business ormai obsoleto, continui a guadagnarli e non sia minacciato dalle innovazioni tecnologiche", alla faccia dell'assenza di barriere, della numerosità degli operatori, alla faccia della concorrenza insomma.

Purtroppo in Italia continuiamo a perdere tempo.
Non si può fermare l'innovazione, non si può costringere i cittadini a fare i porci comodi dei vecchi monopolisti, cercando di bloccarli con leggi ingiuste e immorali che nessuno è disposto a sopportare.
La rete continua ad imprimere repentini cambiamenti, che vengono dalla volontà stessa dei cittadini e ai quali governi e autorità devono rispondere.

lunedì 29 luglio 2013

Gli americani promettono ai russi che non tortureranno o uccideranno Snowden

Questa settimana il procuratore generale americano, Eric H. Holder Jr., ha inviato una lettera al ministro della giustizia russo promettendo che gli Stati Uniti non tortureranno e non uccideranno Edward J. Snowden.
Bene.
Per fortuna che ci sono i russi a costringere il governo americano a garantire i diritti umani e la vita degli stessi cittadini americani, verrebbe da pensare.
Ma quanto ci si può fidare di queste promesse?
"La tortura è illegale negli Stati Uniti" precisa la lettera di Holder. Però si potrebbe facilmente obiettare che Guantanamo, non a caso, è una prigione americana "fuori" dagli Stati Uniti.
Purtroppo c'è di peggio, poiché non è lontanissimo il caso di Bradley Manning, altro cittadino americano, che sarebbe stato torturato durante la sua prigionia, e non al di fuori degli Stati Uniti ma a Quantico in Virginia.
Il procuratore americano probabilmente si sente di poter fare questa dichiarazione, forzando la definizione di "tortura", e quindi tutto ciò che è stato fatto dall'era Bush in poi nelle varie guerre non viene considerato tortura.
C'è inoltre un'altra finezza, nella lettera di Holder, che noi in Italia possiamo aver difficoltà ad apprezzare: l'uso del termine "unlawful" e non "illegal", potremo infatti tradurre meglio il primo come illecito, illeggittimo, e quindi non proprio "illegale". Dal punto di vista puramente giuridico, "unlawful" non è sufficiente per poter essere incriminato, contrariamente ad "illegal".
E comunque, che il governo americano sia disposto a tutto pur di prendere Snowden, lo ha dimostrato costringendo il presidente Evo Morales ad un atterraggio forzato per perquisire il suo aereo, in barba ad accordi internazionali e ad ogni minimo senso diplomatico.


Il prezzo dell'ipocrisia

24.07.2013 Anche le migliori leggi non porteranno ad una Internet più sicura.
Per scongiurare la catastrofe abbiamo bisogno di una più chiara immagine dell'apocalisse dell'informazione che ci attende in un mondo dove i dati personali vengono commerciati.
EVGENY MOROZO

Il problema con la superpotenza malata, ossessiva che ci è stata rivelata da Edward Snowden è che non riesce portare se stessa a pronunciare quella singola frase che deve assolutamente proferire prima di poter andare avanti: "Il mio nome è America, e io ho una dipendenza dai dati". Per le spie americane, le grande masse di dati, i Big Data, sono come il crack: poche dosi - e si può dimenticare di tornare indietro e liberarsi dal vizio. Sì, c'è una iniziale illusione di grandezza e di onnipotenza narcisistica - guardateci, potremmo evitare un altro 11 Settembre! - ma una mente più lucida, diretta noterebbe subito che le capacità di giudizio sono state gravemente compromesse. Prevenire un altro 11 Settembre? Quando due bambini con una forte presenza sui social media possono far saltare in aria una maratona di Boston? Davvero? Tutti questi dati, tutto questo sacrificio, e per cosa?

Cerchiamo quindi di non far passare in silenzio la dipendenza dalla sorveglianza dell'America. E' vera, ha conseguenze, e il mondo si farebbe un favore se mandasse l'America in cura di disintossicazione da Big Data. Ma c'è di più da imparare dalla vicenda Snowden. Ha fatto saltare numerosi miti che solo marginalmente sono legati alla sorveglianza: i miti circa i benefici presunti di infrastrutture digitali decentrate e gestite commercialmente, sullo stato attuale della geopolitica tecnologicamente mediata, sull'esistenza di un regno indipendente conosciuto come "cyberspazio". Dobbiamo fare il punto in cui siamo e riflettere su dove saremo presto, soprattutto se non riusciamo ad affrontare - legalmente, ma, cosa ancora più importante, intellettualmente - le molte tentazioni del consumismo delle informazioni.

Perché cedere il controllo delle comunicazioni elettroniche?
Prima di tutto, molti europei hanno finalmente afferrato, con loro grande disappunto, che la parola "cloud" in "cloud computing" è solo un eufemismo per "alcuni oscuri bunker nell'Idaho o nello Utah". Borges, se fosse vissuto abbastanza a lungo, avrebbe sicuramente scelto un rack di  server - non una libreria - come sito principale per le sue storie surreali. Un database più grande del mondo intero di cosa fa parte: di un racconto di Borges o di una diapositiva PowerPoint dell'NSA? Nessuno può dirlo con certezza.

In secondo luogo, idee che una volta sembravano stupide improvvisamente sembrano sagge. Solo pochi mesi fa, era consuetudine prendere in giro gli iraniani, russi e cinesi che, con la loro diffidenza automatica di tutte le cose americane, parlavano il bizzarro linguaggio di "sovranità delle informazioni". Cosa, gli iraniani vogliono costruire il loro sistema di e-mail a livello nazionale per ridurre la dipendenza Silicon Valley? Tale prospettiva sembrava sia inutile che sbagliata per molti europei: che stupido spreco di risorse! Come potrebbe mai competere con Gmail, con le sue chat video alla moda e il suo splendido design?  Non hanno gli europei tentato - e fallito - di lanciare il proprio motore di ricerca? Costruire aeroplani in grado di competere con Boeing è una cosa - ma un sistema di posta elettronica? Bene, questo è qualcosa che l'Europa - e tanto meno l'Iran! - non sarebbe mai stato capace di tirare fuori.

Guarda chi ride adesso: il sistema di posta elettronica nazionale iraniana è stato lanciato poche settimane fa. Certo che gli iraniani vogliono un proprio sistema di posta elettronica nazionale, in parte, in modo che possano spegnerlo durante le proteste e spiare la propria popolazione in altri momenti. Eppure, hanno capito la geopolitica perfettamente: con l'eccessivo affidamento sulle infrastrutture di comunicazione degli stranieri non c'è modo di aumentare la propria sovranità. Se non si vuole che un'altra nazione gestisca il proprio sistema postale, perché cedere il controllo delle comunicazioni elettroniche?

Il partenariato pubblico-privato delle infrastrutture Americane
In terzo luogo, il senso di vittoria incondizionata che la società civile sia in Europa che in America aveva provato per la sconfitta del programma Total Information Awareness - uno precedente sforzo di stabilire sorveglianza completa - era prematuro. Il problema con il Total Information Awareness era di essere troppo grande, troppo appariscente, troppo dipendente dalla burocrazia governativa. Quello che abbiamo ottenuto, invece, un decennio più tardi, è un sistema molto più agile, più snello, più decentrato, gestito dal settore privato e abilitato da un patto sociale tra Silicon Valley e Washington: mentre Silicon Valley gestisce, aggiorna e monetizza l'infrastruttura digitale, l'NSA può collegarsi su richiesta. Tutti si specializzano e tutti vincono.

Questa è l'America di oggi in tutto il suo splendore: ciò che non può essere realizzato attraverso controverse legislazioni sarà realizzato attraverso la privatizzazione, solo con molta meno supervisione e controllo pubblico. Dai fornitori di assistenza sanitaria gestiti privatamente a prigioni a gestione privata a milizie gestione privata spediti in zone di guerra, questo è il modello di partenariato pubblico-privato che opera gran parte delle infrastrutture americane in questi giorni. Le comunicazioni non fanno eccezione. La decentralizzazione è liberatoria solo se non c'è un potente attore che può strapparne i benefici dopo che la rete è stata messa in atto. Se un tale attore esiste - come l'NSA in questo caso - il decentramento è un mero scioglilingua. Chi è al potere ottiene di più di quello che vuole più velocemente - e paga di meno per il privilegio.

Una nobile missione e terribili capacità di pianificazione dei viaggi
In quarto luogo, l'idea che la digitalizzazione abbia inaugurato un nuovo mondo, in cui non si applicano più le buone vecchie regole della realpolitik, ha dimostrato di essere una balla. Non c'è un regno separato nel quale è nata una nuova specie di potere "digitale", è un mondo, una potenza, con l'America al timone. Il CEO di Google Eric Schmidt e Jared Cohen, un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, che è andato a lavorare per Google, hanno avuto la sfortuna di pubblicare un libro che ci ha assicurato che questo non era più il caso - "La nuova era digitale" - solo un pochi mesi prima delle rivelazioni di Snowden. E' raro un libro che invecchia così in fretta. Non c'è bisogno di andare oltre il capitolo "richiedenti asilo Internet". "Un dissidente che non può vivere liberamente in una Internet autocratica e gli sia rifiutato l'accesso alla Internet di altri stati sceglierà di chiedere asilo fisico in un altro paese per ottenere la sua libertà virtuale su Internet", sostengono. "Ottenere l'asilo virtuale potrebbe essere un primo significativo passo verso l'asilo fisico, un segno di fiducia senza il pieno impegno".

La pura ingenuità di dichiarazioni come questa - predicate sulla presunzione che in qualche modo uno possa "vivere" online nel modo in cui vive nel mondo fisico e che la politica virtuale funzioni con una differente logica della normale politica - è mostrata dal triste caso di Edward Snowden, un uomo con una missione nobile e terribili capacità di pianificazione dei viaggi. Se è l "asilo virtuale" che Snowden sta cercando, può ottenere la sua dose di "libertà virtuale" presso l'aeroporto di Sheremetyevo di Mosca. In qualche modo - che stupido? - la "libertà virtuale" non sembra essere sufficiente e non gli è venuto in mente - forse, non ha ancora letto il libro? - di cercare "asilo virtuale". Il Boliviano Evo Morales, bloccato in Austria con il sospetto che nel suo aereo ci fosse Snowden, si sarebbe fatto una bella risata se avesse trovato "La nuova era digitale" in un negozio di libri dell'aeroporto di Vienna. Forse, se Moralez avesse twittato con maggior durezza, tutto questo non sarebbe successo.

Sicurezza e privacy sul livello della rete telefonica
In quinto luogo, il potente mito che esista uno spazio virtuale separato dove si può avere più privacy e indipendenza dalle istituzioni sociali e politiche è morto. Per capire perché, non c'è bisogno di leggere altro che il promemoria Microsoft rilasciato dopo che il Guardian aveva riferito che l'NSA stesse intercettando le chat e le videochiamate di Skype (Skype è ora di proprietà di Microsoft). C'è una frase particolare sepolta nelle non-negazioni di Microsoft. Giustificando la necessità di rendere i suoi prodotti digitali compatibili con le esigenze delle agenzie di sicurezza, il consigliere generale di Microsoft, ha scritto che "guardando in avanti, con l'incremento delle comunicazioni voce e video  basate su Internet, è chiaro che i governi avranno interesse ad utilizzare (o stabilire) poteri legali per garantirsi l'accesso a questo tipo di contenuti per indagare sui crimini e affrontare il terrorismo. Quindi abbiamo assunto che tutte le chiamate, sia su internet o da telefono fisso o cellulare, offriranno simili livelli di privacy e sicurezza". Rileggetelo: qui c'è un alto dirigente Microsoft che argomenta che rendere le nuove forme di comunicazione meno sicure è inevitabile - e probabilmente è una buona cosa.

Per la maggior parte degli anni '90, tutti pensavano che la digitalizzazione avrebbe introdotto la cosiddetta "convergenza": senza dubbio, una buona cosa fintanto che riguarda la sicurezza. Così, proseguendo nel ragionamento, man mano che vanno verso una sola rete, le vecchie forme di comunicazione - il buon vecchio telefono e simili - sarebbe alla fine diventato sicuro quanto le mail criptate. Ma in realtà ci siamo mossi nella direzione opposta. Quello che abbiamo ora è una rete unica - e fino a qui abbiamo avuto ragione - ma per quanto riguarda sicurezza e privacy siamo tornati a livello della rete telefonica. E' il telefono - non le email crittografate - ad essere il nostro comune denominatore, almeno quando si tratta di potenziali intercettazioni. La convergenza è arrivata - non siamo stati ingannati! - ma, miracolosamente, le tecnologie sono converse sulla opzione disponibile meno sicura e più adatta ad essere intercettata.

Gli utenti negli stati autoritari soffriranno di più
Questo ha implicazioni disastrose per tutti coloro che vivono nelle dittature. Una volta che Microsoft e i suoi simili iniziano a costruire software che è progettato per essere insicuro, mette il turbo ai progetti di spionaggio già pervasivi dei governi autoritari. Quello che né l'NSA né i funzionari eletti sembrano cogliere è che, in materia di infrastrutture digitali, la politica estera è anche la politica interna, è inutile affrontare questi problemi isolatamente. Quindi, vogliamo prendere tutti i terroristi prima che nascano? Bene, Big Data - e grandi bug nel nostro software e hardware - sono qui per aiutarvi. Ma, non dimentichiamolo, aiuterebbero anche i governi della Cina e dell'Iran a predire e catturare i futuri dissidenti. Non possiamo costruire  infrastrutture di comunicazione insicure e pretendere che solo i governi occidentali ne approfittino.

Questo ci porta alla conseguenza più problematica delle rivelazioni di Snowden. Per quanto sia brutta la situazione per gli europei, sono gli utenti in stati autoritari che soffriranno di più. E non dalla sorveglianza americana, ma dalla censura interna. In che modo? La già citata spinta verso la "sovranità delle informazioni" da parte della Russia, la Cina o l'Iran comporterebbe molto di più che proteggere i loro cittadini dalla sorveglianza americana. Innesca anche una spinta aggressiva per spostare la comunicazione pubblica tra questi cittadini - che, in larga misura, avviene ancora su Facebook e Twitter - su versioni equivalenti del mercato interno di questi servizi.

Invece di dare la colpa Snowden, Washington deve ringraziarlo
I governi autoritari hanno buoni motivi per temere Twitter e Facebook, su cui esercitano molto meno controllo. Probabilmente non è una coincidenza che LiveJournal, piattaforma preferita della Russia, improvvisamente ha avuto problemi di manutenzione - e cioè che non è stata disponibile per un uso generale - nello stesso momento nel quale un tribunale russo ha annunciato il suo verdetto sul popolare blogger-attivista Alexei Navalny. Con tutte le preoccupazioni riguardo l'Americanizzazione e la sorveglianza, i servizi statunitensi come Facebook o Twitter offrono ancora una migliore protezione per la libertà di espressione rispetto ai loro omologhi russi, cinesi o iraniani. Quest'ultimo censore di più e, come mostra l'esempio LiveJournal - LiveJournal appartiene a un oligarca russo - possono andare offline in momenti politicamente convenienti. Se, come dissidente politico, dovevi scegliere tra organizzare la tua protesta su Facebook o Vkontakte, l'equivalente russo di Facebook, avresti fatto molto meglio a farlo su Facebook. I governi di regimi meno democratici sicuramente sfrutteranno il populismo anti-Usa generato dalle rivelazioni di Snowden per lasciare ai manifestanti una sola - nazionale - opzione.

Questa è la vera tragedia della "agenda della libertà di Internet" Americana: saranno i dissidenti in Cina e in Iran che pagheranno per l'ipocrisia che ha guidato sin dal principio. L'America è riuscita a promuovere i suoi interessi relativi alle comunicazioni sostenendo superiorità morale e utilizzando termini ambigui come "libertà di Internet" per nascondere molte profonde contraddizioni nelle proprie politiche. In materia di "libertà di Internet" - promozione della democrazia rimarchiata con un nome più sexy - l'America ha goduto di qualche legittimità in quanto ha sostenuto che non praticavano il tipo di sorveglianza che loro stessi hanno condannato in Cina o in Iran. Allo stesso modo, in materia di attacchi informatici, potevano andare addosso alla Cina per il cyber-spionaggio o all'Iran per gli attacchi informatici perché assicuravano il mondo di non essere impegnati in nessuno dei due.
Entrambe le affermazioni erano palesemente false, ma la mancanza di prove specifiche ha permesso all'America di ottenere un po' di tempo e di influenza. Quei tempi sono finiti. Oggi, la retorica della «agenda libertà di Internet» si presenta degna di fiducia quanto l'«agenda della libertà» di George Bush dopo Abu Ghraib. Washington dovrà ricostruire le sue politiche da zero. Ma, invece di incolpare Snowden, Washington deve ringraziarlo. Ha esposto solo le fondamenta instabili delle politiche già non sostenibili. Queste politiche, costruite intorno termini vaporosi e ambigui come "libertà di Internet" e "guerra cibernetica" in ogni caso non sarebbero mai sopravvissute alle complessità della politica globale.

Tutti gli oggetti e gli apparecchi diventano "intelligenti" e si collegano
Che cosa si deve fare? Cominciamo con la sorveglianza. Finora, la maggior parte dei politici europei hanno raggiunto il frutto che pende più in basso - la legge - pensando che se solo possono meglio regolamentare le società americane - per esempio, costringendole a rivelare la quantità e quando condividono dati con l'NSA - questo problema andrà via. Questo è una prospettiva piuttosto miope, ingenua che riduce un gigantesco problema filosofico - il futuro della privacy - a direttive di conservazione dei dati che sembrano di dimensioni gestibili. Se solo le cose fossero così semplici! Le nostre attuali situazioni difficili iniziano a livello di ideologia, non a cattive politiche o scarsa attuazione. Non si tratta di opporsi con una maggiore regolamentazione delle aziende tecnologiche in Europa - l'Europa l'avrebbe dovuto fare una decina di anni fa, invece di farsi catturare nella retorica inebriante di "cloud computing" - ma solo per sottolineare che il compito che ci attende è molto più impegnativo intellettualmente.

Supponiamo, per un momento, che l'Europa avesse costretto le aziende tecnologiche statunitensi con tutte le leggi che vuole. E' una ipotesi molto improbabile - non con il loro crescente potere di lobbying a Bruxelles, ma per un momento facciamo finta di dimenticarlo. Che cosa accadrà tra cinque anni, quando tutti gli oggetti e gli apparecchi diventano "intelligenti" - vale a dire che improvvisamente hanno un sensore a basso costo, ma sofisticato al loro interno - e che si collegano tra loro e ad Internet? Molti di questi oggetti sono già disponibili in commercio e molti altri lo saranno presto: forchette intelligenti che monitorano quanto spesso mangiamo; spazzolini intelligenti da denti che monitorano quanto spesso ci si lava i denti; scarpe intelligenti che ci dicono quando stanno per essere usurate; ombrelli intelligenti che si collegano online per controllare quando piove e ci avvisano di prenderli con noi quando usciamo di casa. E poi, naturalmente, c'è quello smartphone penzolante in tasca e - presto - gli occhiali Google Glasses che adornano il tuo volto.

Tutti questi oggetti sono in grado di generare una scia di dati. Colleziona informazioni da questi diversi oggetti, mettile insieme e - almeno a livello funzionale - puoi generare le stesse deduzioni e previsioni che l'NSA ottiene guardando le nostre comunicazioni e-mail o i tabulati telefonici. In altre parole, l'NSA riesce a capire dove ti trovi, monitorando il tuo cellulare - o ottenendo i dati dalle vostre scarpe intelligenti o dal tuo ombrellone intelligente. Allo stesso modo, non c'è bisogno di installare una telecamera di sicurezza in cucina per sapere che cosa hai mangiato: possono capirlo armeggiando con il vostro spazzolino da denti o il cestino intelligente nella vostra cucina. Se non consideriamo questi nuovi dispositivi in ascolto nei nostri calcoli sulle leggi, non ha senso costruire il sistema di posta elettronica più sicuro del mondo o una rete di telefonia mobile: l'NSA otterrà i dati che gli permettano di continuare il loro lavoro attraverso altri mezzi più creativi.

Potrebbero anche comprarli sul mercato. Alcuni liquidano queste preoccupazioni, obiettando che le nostre comunicazioni email sono troppo private per essere vendute come se fossero una mera merce. Vero. Tuttavia, ci sentiamo perfettamente a nostro agio nell'avere un algoritmo di Google che setaccia attraverso le nostre e-mail al fine di mostrarci un annuncio pubblicitario. E' questo annuncio personalizzato - basato su analisi e classificazione automatizzata al volo - che permette di mantenere gratuito il sofisticato (e piuttosto costoso) sistema di posta elettronica di Google. Notare che è questo tacito accordo - che Google può utilizzare un algoritmo per analizzare per le nostre comunicazioni e-mail e venderci la pubblicità risultante - che mantiene la nostra comunicazione e-mail sia gratuita che accessibile all'NSA. Google avrebbe potuto  facilmente scegliere di crittografare le nostre comunicazioni in modo che i suoi algoritmi non sarebbero stati capaci di decifrare, privando se stesso e la NSA dei dati tanto ambiti. Ma allora Google non sarebbe stata capace di offrirci un servizio gratuito. E chi sarebbe felice di questo?

Le leggi non saranno di grande aiuto
Ma mano che i nostri gadget e oggetti precedentemente analogici diventano "intelligenti", questo modello di Gmail si diffonderà ovunque. Una serie di modelli di business ci fornirà gadget e oggetti che saranno o gratuiti o al prezzo di una frazione del loro costo reale. In altre parole, avrete gratis il vostro spazzolino da denti intelligente  - ma, in cambio, consentirete di raccogliere dati su come usate lo spazzolino da denti. Sono questi dati che alla fine finanzieranno il costo dello spazzolino da denti. Oppure, per gli oggetti con schermi e altoparlanti, è possibile vedere o sentire un annuncio personalizzato in base all'uso del dispositivo - e sarà la pubblicità che sosterrà i costi. Questo, per esempio, è il modello che Amazon sta già portando avanti con i suoi eReader Kindle: se volete un modello più economico, dovete semplicemente accettare di vedere la pubblicità sullo schermo. Il patto finale alla faust di Amazon potrebbe essere quella di offrirci un ereader gratuito con l' accesso istantaneo a tutti i libri del mondo ad una condizione: saremo d'accordo di farci analizzare tutto ciò che leggiamo e di mandarci di conseguenza annunci pubblicitari.

Sotto un modello leggermente modificato - che è già disponibile attraverso varie start-up conosciute come "armadietti dei dati personali" - si può effettivamente fare soldi vendendosi da soli i propri dati - e non solo dallo spazzolino da denti, ma da tutti gli oggetti intelligenti con i quali interagisci: la vostra auto, la vostra scrivania, il vostro cestino. Una start-up - Miinome - permette anche di fare soldi mettendo il vostro codice genetico on-line; Ogni volta che una società di terze parti vi accede - forse, per personalizzare pubblicità o per utilizzarlo in qualche esperimento con i Big Data - si ottiene un piccolo pagamento . In sostanza, la possibilità di inserire un sensore e la connessione a Internet in tutto, compreso il nostro corpo, rende possible mercificare tutto e fissare un prezzo per le informazioni generate nell'ambito del suo utilizzo. Sensori e connettività ubiqua contribuiscono a creare nuovi mercati liquidi nella ricerca di informazioni, permettendo ai cittadini di monetizzare l'auto-sorveglianza.

Se questo è, di fatto, il futuro verso il quale ci stiamo dirigendo, è ovvio che le leggi non saranno di grande aiuto, in quanto i cittadini  optarebbero volontariamente per queste transazioni - allo stesso modo con cui abbiamo già optato per libera (ma monitorabile) e-mail e per l' eReader più economico (ma finanziato dalla pubblicità). Le spie della NSA avranno due opzioni: o potranno andare a chiedere i dati a tutte queste società hanno costruito oggetti intelligenti - dalle scarpe intelligenti agli spazzolini da denti intelligenti - o potranno acquistarli sul mercato aperto - perché alla fine questi dati verranno venduti da noi, i cittadini. In breve, ciò che è ora raccolto attraverso citazioni in giudizio e ordini del tribunale potrebbe essere raccolto interamente attraverso le sole transazioni commerciali.

La logica di mercato ha sostituito la moralità
I politici che pensavano che leggi potessero fermare questa mercificazione di informazioni si stanno illudendo. Questa mercificazione non sta avvenendo contro la volontà dei cittadini, ma perché è questo ciò che il comune cittadino-consumatore vuole. Basta guardare l'email di Google e Amazon Kindle per vedere che nessuno li ha obbligati ad usarli: le persone lo fanno volentieri. Dimenticate le leggi: è solo attraverso l'attivismo politico e una robusta critica intellettuale della stessa ideologia del "consumismo delle informazioni" che sta alla base di tali aspirazioni che si potrebbe scongiurare il disastro inevitabile.

Dove potrebbe iniziare la ricerca critica? Considerate ciò che potrebbe, inizialmente, sembrare un parallelo bizzarro: il cambiamento climatico. Per gran parte del 20° secolo, abbiamo presunto che il nostro uso di energia dovesse avere un prezzo corretto e esistesse esclusivamente il paradigma del consumatore "posso usare tutta l'energia che posso pagare". Secondo questo paradigma, non c'era etica collegata con il nostro uso di energia: la logica del mercato ha sostituito la moralità - chè esattamente ciò che ha permesso tassi di crescita economica e la proliferazione di dispositivi consumer che hanno reso la nostra casa paradisi elettronici liberi dal faticoso lavoro domestico. Ma, come abbiamo scoperto nell'ultima decade, questo pensiero si basava su una potente illusione che il nostro uso di energia avesse un prezzo corretto - che in realtà abbiamo equamente pagato la nostra quota. (Il sistema di scambio dei crediti di carbonio era pensato per ovviare a tale problema - prima di crollare).

Non potete immaginare il disastro delle informazioni così facilmente
Ma naturalmente non avevamo mai valutato il nostro uso dell'energia correttamente perché non ci siamo mai trovati nella possibilità che la vita sulla Terra potresse finire anche se tutti i nostri bilanci finanziari fossero stati equilibrati. Così ora la vostra decisione su quale macchina di guidare o quanta luce potete avere nel salotto non è più una decisione influenzata esclusivamente dalla vostra capacità di pagare l'energia elettrica, è anche una decisione etica che ognuno di noi fa per noi stessi (a quanto pare, non molto effetticacemente). Il punto è che, in parte a causa del successo delle campagne da parte del movimento ambientalista, un insieme di decisioni puramente razionali, basate sul mercato hanno improvvisamente acquisito latenza politica, il che ci ha portato ad automobili progettate diversamente, luci che si spengono se non c'è nessuno nella stanza e così via. Ha anche prodotto cittadini che - almeno in teoria - sono incoraggiati a pensare ad implicazioni che si estendnono ben oltre la capacità di pagare la bolletta dell'elettricità.

Ora, questo potrebbe sembrare uno strano parallelo da usare per la condivisione delle informazioni, ma in realtà non è così stravagante. In questo momento, la vostra decisione di acquistare uno spazzolino da denti intelligente con un sensore in esso - e poi vendere i dati che ha generato - ci viene presentata come una scelta puramente commerciale che non colpisce nessuno a parte noi. Ma questo è così solo perché non riusciamo ad immaginare un disastro informativo con la stessa facilità con cui si può immaginare di disastro ambientale. Siamo diventati dei pessimi distopici - e i nostri intellettuali tecnofili, innamorati di Silicon Valley e di parole d'ordine come "innovativo", ne sono in parte responsabili. Ma il fatto che il disastro sia lento e non si presti ad effetti grafici vividi non lo rende di meno un disastro!

Conseguenze politiche e morali del consumismo delle informazioni
Quello che ci serve è una immagine più nitida, forte dell'apocalisse delle informazioni che ci aspetta in un mondo in cui i dati personali siano commercializzati come il caffè o qualsiasi altra merce. Prendete l'argomento spesso ripetuto circa i benefici del vendersi i dati in cambio di qualche beneficio commerciale tangibile. Diciamo, per esempio, l'installazione di un sensore in auto per dimostrare alla vostra compagnia di assicurazione che il vostro stile di guida è molto più sicuro di quello del guidatore medio usato nel loro modello per stabilire i prezzi delle polizze assicurative. Ottimo: se siete migliori della media, dovrete pagare di meno. Ma il problema con le medie è che la metà della popolazione è sempre peggiore delle misurazioni. Inevitabilmente, a prescindere dal fatto che vogliano o meno essere monitorati - l'altra metà verrà costretta a pagare di più, perché più riusciranno a convincerci a farci tracciare, maggiori saranno le istituzioni sociali che (logicamente) assumeranno che chi si rifiuta di farsi tracciare ha qualcosa da nascondere. Secondo questo modello, le implicazioni della mia decisione di scambiare i miei dati personali non sono più solamente nell'ambito dei mercati e dell'economia - sono infatti nella sfera dell'etica. Se la mia decisione di condividere i miei dati personali per un pò di soldi rende peggiore qualcun altro e li priva di opportunità, allora ho un ulteriore fattore etico da considerare - non basta solo quello economico.

Tutto questo è per dire che ci sono profonde conseguenze politiche e morali nel consumismo delle informazioni-e sono paragonabili al consumo di energia per portata e importanza. Rendere queste conseguenze più evidenti e vivide è dove gli intellettuali e i partiti politici dovrebbero concentrare i loro sforzi. Dobbiamo fare del nostro meglio per sospendere la apparente normalità economica nella condivisione delle informazioni. Un atteggiamento tipo "si tratta solo di affari" non basta più. La condivisione delle informazioni potrebbe avere un mercato dinamico intorno ma non ha alcun quadro di riferimento etico che lo sostenga. Più di tre decenni fa, Michel Foucault era preveggente nel vedere che il neoliberismo avrebbe trasformato tutti noi in "imprenditori di sé stessi", ma cerchiamo di non dimenticare che l'imprenditorialità non è priva di aspetti negativi: come la maggior parte delle attività economiche, può generare esternalità negative, dall'inquinamento al rumore. L'imprenditoria incentrata sulla condivisione di informazioni non fa eccezione.

Abbiamo bisogno di diffondere le tematiche "digitali"
I politici europei possono provare a imporre qualunque legge vogliano ma finché lo spirito consumistico corre supremo e la gente non ha una spiegazione etica chiara sul perché non dovrebbero beneficiare del mercificare i propri dati, i guai persisteranno. La sorveglianza dell'NSA, il Grande Fratello, Prisma: tutto questo è roba importante. Ma è altrettanto importante mettere a fuoco una prospettiva più ampia - e in questa ampia prospettiva ciò che deve essere sottoposto a controllo è lo stesso consumismo delle informazioni - e non solo la parte del complesso militare-industriale responsabile della sorveglianza. Finché non abbiamo buona spiegazione sul motivo per cui una parte dei dati non dovrebbe essere sul mercato, dobbiamo dimenticare di proteggerci dalla NSA, anche con una regolamentazione più severa, perché le agenzie di intelligence potrebbero semplicemente acquistare - sul libero mercato - quello che oggi hanno segretamente ottenuto da programmi come Prism.

Qualcuno potrebbe dire: Se solo potessimo avere un partito digitale sul modello del Partito Verde, ma per tutte le cose digitali. È difficile trovare un maggiore errore. È sbagliato pensare che tutta questa roba digitale possa essere solo incasellata e delegatata ai giovani brillanti che sanno come programmare. Questa "roba digitale" è di fondamentale importanza per il futuro della vita privata, dell'autonomia, della libertà e della democrazia stessa: queste sono questioni che dovrebbero essere importanti per ogni partito politico. Per un partito politico tradizionale oggi abbandonare la responsabilità sul "digitale" equivale ad abbandonare la responsabilità per il futuro della democrazia stessa.

Quello che ci serve è l'integrazione di argomenti "digitali" - non la loro ghettizzazione nelle mani e negli ordini del giorno dei Partiti Pirata o di chiunque verrà per succederli. Non possiamo più trattare "Internet" come un altro dominio - come, ad esempio, "l'economia" o l' "ambiente" - e speriare di poter sviluppare un insieme di competenze intorno ad esso. Piuttosto, abbiamo bisogno di più domini di attualità - "privacy" o "soggettività" di assumere il dominio della rete. Dimenticate un obiettivo ambiguo come "libertà di Internet" - è una illusione e non vale la pena di perseguirlo. Ciò su cui dobbiamo concentrarci è la creazione di ambienti dove la vera libertà può ancora essere  alimentata e preservata.

Una minaccia molto più pericoloso per la democrazia che la NSA
Il tragico errore di calcolo dei Pirati è stato cercare di fare troppe cose: volevano cambiare sia il processo della politica che il suo contenuto. Quel progetto era così ambizioso che era destinato a fallire fin dall'inizio. Inoltre, l'utilità politica di cambiare il processo - sia che si trattasse di una spinta verso una maggiore partecipazione o di una maggiore trasparenza nelle riunioni legislative - dovrebbe essere messa in dubbio; qualunque riforma i Pirati stessero portando avanti non sembra derivare da lunghe riflessioni critiche delle insidie ​​del sistema politico attuale, ma, piuttosto, dal loro credo che il sistema politico, incompatibile con piattaforme digitali di maggior successo da Wikipedia a Facebook, debba essere rimodellato a loro immagine. Questo era - ed è - una sciocchezza. Un parlamento, infatti, è diverso da Wikipedia - ma il successo di quest'ultimo non ci dice assolutamente nulla circa la fattibilità del modello di Wikipedia come modello per rimodellare le nostre istituzioni politiche (e non dobbiamo girarci intorno: sono tutt'altro che perfetti, questi parlamenti, come la crisi finanziaria ci ha mostrato). Ma la cosa buona che è venuta fuori dai Pirati è stata la spinta per fare in modo che tutti gli altri pensassero a questioni digitali e il loro impatto sul futuro della democrazia. Questa è la parte del contenuto - piuttosto che del processo. Questo progetto deve continuare, ma, forse, essere riorientato dal perseguire il finto obiettivo di "libertà di Internet" per pensare invece a preservare le libertà reali.

Nella misura in cui la vicenda Snowden ci ha costretti a confrontarci con questi temi, è stata una buona cosa per la democrazia. Diciamolo chiaro: la maggior parte di noi non vorrebbe pensare alle implicazioni etiche degli spazzolini da denti intelligenti o l'ipocrisia presente nella retorica occidentale verso l'Iran o la genuflessione che sempre più leader europei hanno mostrato di fronte a Silicon Valley e il suo terribile linguaggio danneggia cervelli, il Siliconese. Il minimo che possiamo fare è riconoscere che la crisi è molto più profonda e che deriva da cause intellettuali tanto quanto da quelle legali. Il consumismo delle informazioni, come il suo più vecchio fratello del consumismo dell'energia, è una minaccia molto più pericoloso per la democrazia che l'NSA.

L'articolo originale "The Price of Hypocrisy" su
http://www.faz.net/aktuell/feuilleton/debatten/ueberwachung/information-consumerism-the-price-of-hypocrisy-12292374.html

giovedì 18 luglio 2013

Caso Snowden/Morales: Italia si, Italia no, Italia dei cachi

18 luglio 2013. Anche se in Italia si tende a derubricare la vicenda Snowden come una guerra tra spie americana che ci riguarda poco o niente, in realtà non solo ne siamo coinvolti, ma è destinata a cambiare gli equilibri del mondo dopo aver gettato un pò di luce sugli squilibri.
Uno degli aspetti che fanno capire quanto questa vicenda sia importante, è il caso senza precedenti dell'incidente dell'aereo presidenziale della Bolivia, Eco Morales, ancor più se osservato dalla prospettiva italiana.

Il 2 luglio 2013 Morales, presidente democraticamente eletto e la cui nazione sovrana non risulta abbia conflitti con gli Stati Uniti, decolla da Mosca diretto a La Paz. Durante la sua visita a Mosca per presenziare una riunione internazionale dei paesi produttori di gas, Morales aveva accennato alla possibilità che potesse dare asilo a Snowden, che si trovava nell'aereoporto di Mosca.
Secondo il governo boliviano, Francia, Portogallo, Spagna e Italia avrebbero revocato all'aereo presidenziale il permesso di attraversare il loro spazio aereo, in plateale violazione dell'articolo 40 della Convenzione di Vienna, che impone che i rappresentanti di uno Stato che attraversano i territori di altri stati godano dell'indennità diplomatica, e che debba essere loro agevolato il transito sia in andata che in ritorno.
Lo stesso 2 luglio il vice presidente boliviano Álvaro García denuncia: "Il presidente Evo Morales è oggi sequestrato in Europa", il cancelliere David Choquehuanca dice che l'aereo è stato bloccato dall'entrare nello spazio aereo Francese e Portoghese, e che in seguito anche Spagna e Italia si sono uniti a questi paesi "Sappiamo che questo blocco del presidente Evo è stato creato dal governo degli Stati Uniti".

Secondo il giornale austriaco Die Presse, l'ambasciatore americano in Austria William Eacho (ex presidente di una società di distribuzione alimentare, senza nessuna esperienza diplomatica, che sarebbe stato scelto dal 2009 da Obama per essere stato un suo finanziatore) sarebbe stato responsabile di aver diffuso la falsa informazione che sull'aereo di Morales era presente Snowden.
E infatti è in Austria che è rimasto per 13 ore fino al 3 luglio, l'aereo dove il vice cancelliere austriaco Michael Spindelegger ha spiegato che l'aereo è stato ispezionato dalle autorità austriache dopo che il presidente boliviano ha "volontariamente" acconsentito e che a bordo c'erano solo cittadini boliviani.
Pochi minuti dopo la conferma dell'assenza di Snowden i cieli europei si sono riaperti per Morales.

Il ministro degli esteri italiano Emma Bonino ha detto “Il 28 giugno è arrivata richiesta di sorvolo dello spazio nazionale. Il 29 è stata autorizzata ma alle 21:00 del 2 luglio la sala operativa del comando operazioni aeree veniva informata del diniego dell’autorizzazione da parte di Francia, Spagna e Portogallo. Alle 21:17 veniva rilevato che l'aereo con a bordo il presidente Morales era diretto a Vienna. Come da regolamento è quindi decaduta la richiesta di sorvolo. All'1:20 la Francia ha riconcesso l'attraversamento dello spazio aereo e l’Italia il 3 luglio ha immediatamente concesso autorizzazione al sorvolo”.

Questa dichiarazione sembra più utile a sollevare fumo sul punto che andrebbe chiarito: l'aereo presidenziale è stato fatto atterrare in Austria perché l'Italia ha revocato il permesso come dicono i boliviani, o il permesso è decaduto solo dopo che l'aereo è atterrato in Austria come sembra suggerire la Bonino?
"L'Italia non ha avuto da fare nulla" ha detto la Bonino davani alle Commissioni riunite Affari Costituzionali, Esteri e Difesa di Camera e Senato.
L'impressione è invece che il sorvolo sia stato negato fintanto che non è stato chiaro che Snowden non fosse a bordo.
E comunque secondo il ministro della difesa boliviano Ruben Saavedra, che viaggiava con Morales, l'Italia ha negato il sorvolo quando l'aereo era a Vienna cercando un nuovo piano di volo.

Le spiegazioni della Bonino non sono bastate ai paesi dell'Unasur (l'Unone delle nazioni sudamericane) che hanno preteso “scuse pubbliche adeguate, in relazione ai gravi fatti che sono accaduti” anche all'Italia, si legge nella nota congiunta firmata dai presidenti di Bolivia, Ecuador, Suriname, Argentina, Uruguay e Venezuela.

L'ambasciatore italiano presso l'Organizzazione di Stati Americani, Sebastiano Fulci, avrebbe commentato che non vi sono ragioni per le quali l'Italia debba chiedere scusa al presidente boliviano, al contrario, è la Bolivia che deve chiedere scusa per le accuse prive di fondamento mosse contro l'Italia; l'ambasciatore, dopo aver sottolineato che le denunce di La Paz sono ingiuste e immeritate ha chiesto formalmente agli ambasciatori partecipanti di non fare menzione, nel documento in discussione, all'Italia. Fulci ha dichiarato che l'inclusione dell'Italia nella risoluzione di condanna "è molto grave, disgraziatamente avrà da parte del governo del mio Paese qualche reazione".

Il 12 luglio il Mercosur ha deciso di ritirare i loro ambasciatori da Spagna, Francia, Italia e Portogallo.
I Paesi del Mercosur (Comunita' economica dell'America Latina), Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela (e Bolivia) hanno deciso di richiamare per consultazioni i loro ambasciatori in Italia, Spagna, Francia e Portogallo. Secondo quanto risulta ad Asca, entro questo fine settimana i rappresentanti dei paesi latinoamericani avranno lasciato Roma, Madrid, Parigi e Lisbona, diretti alla volta delle rispettive capitali.

Ed ecco arrivare le scuse dall'Italia: il 17 luglio il cancelliere boliviano David Choquehuanca ha confermato di avere ricevuto le scuse con note esplicative da parte dei quattro paesi, precisando che le scuse non sarebbero abbastanza e i quattro paesi doverebbero identificare i responsabili e punirli in modo che un incidente simile non accada di nuovo. Ha anche aggiunto che le scuse verranno analizzate dal governo boliviano, aggiungendo che i paesi in questione "devono ora riparare il danno fatto al presidente Morales".
Scuse delle quali però finora la Bonino sembra non abbia ancora fatto cenno ... che siano state inviate a sua insaputa?

mercoledì 17 luglio 2013

Il Partito Pirata Britannico Resterà Un Membro Ordinario del Pirate Parties International

17 luglio 2013 · di Andy Halsall
Il PPUK ha fatto parte di Pirate Parties International (PPI) fin dall'inizio, ma i suoi membri ordinari non hanno preso questa decisione in passato. In una votazione innescata dalle preoccupazioni sul PPI dai coordinatori del Regno Unito, i voti sono stati contati, e la decisione è stata presa. Il Partito Pirata britannico resterà un membro ordinario del Pirate Parties International (PPI).

Mandato

Nelle ultime settimane ci sono state un sacco di discussioni, dibattiti e confronti sul merito dell'adesione al PPI . In realtà abbiamo parlato del valore del PPI, problemi con personalità, problemi con la struttura, problemi con le votazioni, irregolarità finanziarie e di altro ancora. C'era poco che non è stato portato all'attenzione e quasi tutti avevano una posizione o un punto di vista sul tema. C'era, tuttavia, un thread che è rimasto costante per tutto il tempo - i Pirati britannici vogliono un modo efficace di lavorare più o meno con tutti.

Quasi tutti, a favore o contro, hanno sottolineato i problemi che affronta il PPI, i suoi fallimenti e i suoi successi. Ma nessuno era felice dell'idea che il PPI fallisse. Pertanto, a partire da oggi, abbiamo un mandato per dedicare tempo, persone e denaro per garantire che il PPI diventi più efficace. Dobbiamo lavorare per aiutare il PPI raggiungere il suo potenziale. Non perché sia facile, ma perché i nostri membri lo richiedono.

Per la prima volta, per noi è chiaro che stiamo agendo in base a quello che vogliono i nostri membri in questo settore e lo faremo al meglio delle nostre capacità. Sembra che l'ultima possibilità di rimanere un membro del PPI abbia avuto impatto. E' stato abbastanza semplice, una questione di intenti:
"Se date valore alla cooperazione internazionale attraverso il PPI, i forum di discussioni internazionali che fornisce e volete che il Partito Pirata del Regno Unito faccia un ulteriore sforzo nel lavorare per stabilizzare e migliorare il PPI, vorrei chiedervi di votare che il partito rimanga un membro completo."
I prossimi passi

Ora dobbiamo lavorare per stabilizzare e migliorare il PPI, aiutarlo a diventare una organizzazione della quale tutti possiamo essere orgogliosi di essere membri. Ciò significa lavorare con gli altri membri e il consiglio del PPI per assicurarsi che sia attrezzato per soddisfare i suoi scopi, così come i nostri.

Come ho detto all'inizio di questo voto - abbiamo bisogno di lavorare sulla cooperazione. Farlo attraverso il PPI non è il modo più semplice, ma a quanto pare, il movimento Pirata in genere non prende la scelta più facile, ma mira sempre al giusto risultato.

Quelli sono i nobili obiettivi - quello che devo fare ora con la mia squadra è di identificare le questioni pratiche - dopo tutto, è il mio reparto che è responsabile del coordinamento internazionale, dal lato britannico. Fortunatamente, i rapporti che sono stati passati di nuovo al partito che facevano parte della ragione per cui questo voto è stato innescato identificano molti di questi problemi che dobbiamo risolvere. Non vi è alcuna buona ragione per cui insieme non dovremmo essere in grado di risolvere i problemi che abbiamo trovato e cominciare a fare i cambiamenti che così tanti dei nostri membri, e gli altri membri PPI e incaricati sembravano richiedere alle discussioni dell'ultimo mese.

Quindi, mi piacerebbe brevemente abusare della generosità di Pirate Times e chiedere che chiunque legga questo, membro o meno, che vorrebbe contribuire a questo sforzo, entri in contatto sia con il proprio team di coordinamento internazionale, o la squadra delle campagne del partito del Regno Unito [ campaigns@pirateparty.org.uk ] e fateci sapere. C'è del lavoro da fare. E ora, con il vostro aiuto, è il momento di farlo.

Nota dell'editore: Per ulteriori informazioni sul motivo per cui PPUK stava considerando di tirarsi fuori di PPI è possibile dare un'occhiata a l'ultimo post di Andy

Il post originale su Pirate Times:
The Pirate Party UK will remain an ordinary member of PPI

EFF entra a far parte della coalizione Massiva che richiede la riforma dei brevetti

17 Luglio 2013. Oggi EFF si unisce ad una coalizione di 50 organizzazioni per inviare una lettera al Congresso sollecitando il legislatore a concentrarsi sulla ricerca  - e l'approvazione - di soluzioni efficaci per l'abuso dei brevetti. Questa lettera riunisce un gruppo straordinariamente eterogeneo di aziende, compresi i rivenditori, sviluppatori di applicazioni e servizi finanziari istituzioni, così come le organizzazioni di interesse pubblico come il Public Knowledge e EFF. Insieme, chiediamo al Congresso di agire immediatamente per frenare i contenziosi devastanti patent troll.

Con i troll prendono tutti come obbiettivi, dai bar che forniscono Wi-Fi , ai podcaster , fino agli utilizzatori di normali attrezzature per ufficio, il movimento per la riforma dei brevetti si estende ora ben oltre le imprese tecnologiche. Come spiega la lettera di oggi:
I troll non citano più solo le grandi aziende tecnologiche. Piccole e medie imprese di tutti i tipi, tra cui start-up, sono ora gli obiettivi più frequenti. Nel 2012, i troll hanno citato più società  non-tech che tecnologiche, che coprono una vasta gamma di imprese americane.
Queste cause costano all'economia americana 80 miliardi di dollari nel 2011, e le aziende produttive hanno fatto $29 miliardi di pagamenti diretti. Nelle mani dei troll dei brevetti, i brevetti sono una tassa sull'innovazione.

La lettera di oggi al Congresso è parte del crescente consenso per la riforma dei brevetti. Sia con il Presidente e leader del Congresso che propongono soluzioni , ora è il momento di cambiare.


https://www.eff.org/deeplinks/2013/07/eff-joins-massive-coalition-calling-patent-reform

Come essere una superpotenza Canaglia. Un manuale per il XXI secolo

16 luglio 2013, di Tom Engelhardt

È difficile anche capire come considerarlo. Voglio dire, cosa sta realmente accadendo? Un dipendente di un impresa privata che lavora per la National Security Agency tira fuori un numero imprecisato di file sullo sviluppo dello stato di sicurezza globale dell'America su una pen drive e quattro pc portatili, e salta sull'aereo più vicino verso Hong Kong. Il suo obiettivo: esporre una vasta struttura di sorveglianza costruita nell'ombra negli anni post 11 Settembre e significativamente rivolta agli americani. Rilascia alcuni dei documenti a un giornalista del britannico Guardian e al Washington Post. La risposta è senza precedenti: una "caccia all'uomo internazionale" (o, più educatamente, ma con minore precisione, "una pressione diplomatica a tutto campo") non condotta dall'Interpol o dalle Nazioni Unite, ma dall'unica superpotenza del pianeta, lo stesso governo le cui pratiche l'informatore era così intento a esporre.

E questo è solo per iniziare. Proviamo ad aggiungere un altro fattore. L'informatore, un giovane con grande competenze tecniche, lascia che il mondo conosca dei file dell'NSA in suo possesso  tra quelli che lui ha preso e scelto. Sta rilasciando solo quelli dei quali pensa che il pubblico americana abbia bisogno per poter avviare un dibattito su larga scala sul mondo segreto senza precedenti di sorveglianza che i dollari dei loro contribuenti hanno creato. In altre parole, questo non è un "rilascio di un documento". Vuole innescare il cambiamento senza fare danni.

Ma ecco il punto: non poteva non essere consapevole dei precedenti casi di informatori, della reazione punitiva del suo governo contro di loro, e il destino che potrebbe essere il suo. Come risultato, ora sappiamo, ha criptato l'intero insieme di file in suo possesso e li ha lasciati in uno o più luoghi sicuri perchè sconosciuti individui - ovvero, che non sappiamo chi siano - possano accedervi, nel caso dovesse essere preso dagli Stati Uniti.

In altre parole, sin dal momento in cui i primi documenti sono stati fatti trapelare da Edward Snowden, era ovvio che avesse il controllo di quanto  sarebbe stato rivelato del mondo segreto della NSA. Sarebbe difficile poi non concludere che catturarlo, imprigionarlo, confrontarlo, e buttare via la chiave sia destinato ad aumentare, non diminuire, il flusso di tali documenti. Sapendolo, l'amministrazione Obama e i rappresentanti del nostro mondo segreto sono andati a cercarlo lo stesso - con una caccia all'uomo su scala globale e in un modo che non può avere precedenti. Non  li ha fermati nessuna preoccupazione di futuri imbarazzi, né, a quanto pare, hanno esitato a causa di possibili risentimenti generati dalla mano pesante che loro hanno usato per far pressione su numerosi governi stranieri.

Il risultato è stato uno spettacolo globale, nonché un dibattito in tutto il mondo circa le pratiche di spionaggio degli Stati Uniti (e i loro alleati). In queste settimane, Washington si è dimostrata determinata, vendicativa, implacabile. Hanno fatto braccio di ferro, minacciato, e sgomitato potenze grandi e piccole. Essenzialmente hanno giurato che il leaker, l'informatore Edward Snowden, ex dipendente della Booz Allen, non sarà mai sicuro su questo pianeta per tutta la sua vita. E ancora, per citare l'ovvio, la più grande potenza sulla Terra, per ora, non è riuscita a prendere il suo uomo e sta perdendo la battaglia dell'opinione pubblica mondiale.

Un Mondo senza asilo

In tutto questo si è evidenziato un fatto curioso del nostro mondo del ventunesimo secolo. Negli anni della guerra fredda, l'asilo è sempre stato potenzialmente disponibile. Se ti sei opposto una delle due superpotenze o ai suoi alleati, l'altra era di solito pronta ad aprirvi le sue braccia, come gli Stati Uniti notoriamente hanno fatto in gran numero per quelli che una volta si chiamavano "dissidenti sovietici". I sovietici fecero lo stesso per gli americani, gli inglesi, e altri, spesso comunisti segreti, a volte vere spie, che si opponevano alla potenza capitalista dominante e al suo ordine globale.

Oggi, se sei un "dissidente" del ventunesimo secolo e hai bisogno di asilo/protezione dall'unica superpotenza rimasta, non vi è essenzialmente nessuno a cui rivolgersi. Anche dopo che tre paesi latino-americani, infuriati per le azioni di Washington, hanno offerto protezione per Snowden, questi dovrebbero essere trattati come una nuova categoria di asilo limitato. Dopo tutto, la più grande potenza del pianeta ha, dall'11 Settembre,chiaramente dimostrato di essere disposti a fare quasi tutto nella ricerca della sua definizione di "sicurezza" o della sicurezza del suo sistema di sicurezza. Torture, abusi, la creazione di prigioni segrete o "siti oscuri", il rapimento di sospetti terroristi (tra cui persone perfettamente innocenti) in giro per le strade di città in tutto il mondo e nell'entroterra del pianeta, così come "consegnarli" a camere di tortura di regimi complici alleati, e la sorveglianza segreta di chiunque e ovunque sarebbe solo l'inizio di una lista molto più lunga.

Nulla della "caccia all'uomo internazionale" di Snowden indica che l'amministrazione Obama non sarebbe disposta a inviare la CIA o tipi di operazioni speciali per "instradarlo" dal Venezuela, Bolivia o Nicaragua, non importa con quale costo per le relazioni nell'emisfero. Snowden stesso ha presentato questa possibilità nella sua prima intervista con il giornalista del Guardian Glenn Greenwald. "Potrei", ha detto senza mezzi termini, "essere instradato dalla CIA". Questo presuppone che potrebbe anche farlo in un paese di esilio o da qualche parte delle viscere del terminal internazionale di Sheremetyevo di Mosca, senza essere intercettati da Washington.

E' vero che permangono alcuni modesti limiti sulle azioni anche per una superpotenza canaglia. È difficile immaginare Washington lanciare i suoi rapitori in Russia o in Cina per prendere Snowden, che è forse il motivo per cui ha messo una tale pressione su entrambi i paesi per farselo consegnare o per sbatterlo fuori. Con i più piccoli, i paesi più deboli, o comunque gli alleati non nucleari o nemici o amici-nemici, non è da escludere la seconda possibilità.

Se c'è qualcosa che Edward Snowden sta rivelando, è questa: nel 2013, il Pianeta Terra non è abbastanza grande per proteggere la versione americana dei "dissidenti". Invece, sembra sempre più simile a una gigantesca prigione con un singolo implacabile poliziotto, giudice, giuria, e carceriere.

Teoria della Deterrenza per la seconda volta

Negli anni della guerra fredda, le due superpotenze nucleari armate praticavano quella che fu chiamata "teoria deterrenza", o più propriamente MAD, acronimo di "mutually assured destruction" (distruzione reciproca assicurata, ma MAD in inglese significa anche folle, pazzo). Pensate a quanto sarebbe stato meno truce se fosse stato chiamato "asilo reciproco assicurato". La consapevolezza che nessun primo lancio nucleare da parte di una superpotenza avrebbe potuto prevenire l'altro da rilanciare con una forza travolgente, distruggendosi entrambi (e forse anche il pianeta) sembrava, a malapena, tenere a bada la loro inimicizia e le armi. Li costrinse a combattere le loro guerre, spesso per delega, sulle frontiere globali dell'impero.

Ora, con una sola superpotenza rimasta, è entrata in gioco un altro tipo di teoria della deterrenza. Per la nostra epoca è cruciale la realizzazione in corso del primo stato di sorveglianza globale. Negli anni di Obama, l'unica superpotenza ha messo particolare impegno con la sua burocrazia labirintica nel dissuadere chiunque mostri il desiderio di farci sapere che cosa il "nostro" governo sta facendo in nostro nome.

Gli sforzi dell'amministrazione Obama per fermare gli informatori stanno diventano leggendari. Ha lanciato un programma senza precedenti per addestrare appositamente milioni di dipendenti e collaboratori a profilare i colleghi per rilevare "indicatori di minacce interne nei comportamenti". Sono stati incoraggiati a informare su eventuali "soggetti ad alto rischio" che sospettano potrebbero progettare di rilasciare informazioni al pubblico. I funzionari dell'amministrazione hanno messo molta energia punitiva nel rendere di esempio gli informatori che hanno cercato di rivelare qualunque cosa sul funzionamento interno del complesso della sicurezza nazionale.

In questo modo, l'amministrazione Obama ha più che raddoppiato il totale delle azioni penali verso gli informatore di tutte le amministrazioni precedenti messe assieme sotto la draconiana legge sullo spionaggio da epoca della prima guerra mondiale. Si è anche accanito contro il soldato Bradley Manning per aver rilasciato file segreti del Dipartimento di Stato militare a WikiLeaks, non solo tentando di farlo fuori per tutta la vita per aver "aiutato il nemico", ma sottoponendolo ad un trattamento particolarmente vendicativo e violento, durante la detenzione nella prigione militare. Inoltre, ha minacciato i giornalisti che hanno scritto o pubblicato materiale fuoriuscito e si è messo a seguire le registrazioni telefoniche e le e-mail delle principali organizzazioni dei media.

Tutto questo si aggiunge ad una nuova versione di pensiero della deterrenza nel quale un potenziale informatore deve sapere che sperimenterà una vita di sofferenza in caso di rilascio di qualunque cosa; in cui coloro, anche nelle più alte vette del governo, che considerano di parlare con i giornalisti su temi riservati devono sapere che le loro chiamate potrebbero essere monitorate e le loro soffiate criminalizzate, e nel quale i media dovrebbero sapere che scrivere su certi argomenti non è una attività salubre.

Questa sorta di deterrenza sembrava già di natura sempre più estrema, la risposta alle rivelazioni di Snowden ha portato ad un nuovo livello. Anche se il governo degli Stati Uniti ha perseguito il fondatore di WikiLeaks Julian Assange all'estero (mentre viene riferito che si stia preparando a incriminarlo in casa), gli altri casi di informatori potrebbero tutti essere considerati di sicurezza nazionale. La caccia all'uomo contro Snowden è qualcosa di nuovo. Attraverso di essa, Washington sta ora espandendo in maniera punitiva la teoria della deterrenza del XXI secolo per il mondo.

Il messaggio è questo: da nessuna parte si sarà al sicuro da noi in caso di violazione dei segreti degli Stati Uniti. Snowden sarà sicuramente un caso di studio di quanto il nuovo stato della sicurezza globale sia disposto a spingersi. E la risposta c'è già: molto lontano. Noi semplicemente non sappiamo ancora esattamente quanto.

Come atterrare un aereo per (non) catturare un Informatore

Da questo punto di vista, nessun incidente è stato più rivelatore dell'atterraggio dell'aereo del presidente boliviano Evo Morales, il capo democraticamente eletto di una nazione sovrana latino-americana, e non un nemico ufficiale degli Stati Uniti. Le autorità boliviane arrabbiate hanno definito un "rapimento" o un "dirottamento imperialista". È stato, per lo meno, un atto per il quale è difficile immaginare un precedente.

Evidentemente i funzionari di Washington hanno creduto che l'aereo che portava il presidente boliviano di ritorno da Mosca stesse trasportando anche Snowden. Come risultato, gli Stati Uniti sembra abbiano messo abbastanza pressione sui quattro paesi europei (Francia, Spagna, Portogallo e Italia) per costringere l'aereo ad atterrare per il rifornimento di carburante in un quinto paese (Austria). Qui - ancora una volta, la pressione degli Stati Uniti sembra sia stata il fattore decisivo - si è cercato in circostanze controverse e Snowden non è stato trovato.

Non si sa molto su quello che è successo, in parte perché non c'è stata alcuna seria relazione da Washington sul tema. I media americani hanno per lo più ignorato il ruolo americano nell'atterraggio dell'aereo, un incidente regolarmente descritto come se l'ovvio non fosse accaduto. Questo può, almeno in parte, essere il risultato di un implacabile inseguimento dell'amministrazione Obama di informatori e leakers proprio nei tabulati telefonici dei giornalisti. Il governo ha reso così chiara la sua volontà di perseguire gli informatori tramite i giornalisti che, come il presidente dell'Associated Press Gary Pruitt ha rilevato di recente, le fonti di sicurezza nazionale si stanno prosciugando. Figure chiave a Washington hanno paura di parlare, anche "off the record" ovvero in via ufficiosa,  (ora che l' "off" nella parola record, o registrazione, si rivela essere potenzialmente molto "on"). E le nuove regole "strette" del Dipartimento di Giustizia per l'accesso dei giornalisti alle registrazioni sono chiaramente piene di scappatoie e senza dubbio poco più che di facciata.

Eppure, è ragionevole immaginare che, quando l'aereo di Morales è decollato da Mosca ci sono stati alti funzionari degli Stati Uniti che si sono riuniti in una stanza di emergenza (tipo per la vicenda Bin Laden), che il presidente ne faceva parte, e che il popolo dell'intelligence ha detto qualcosa del tipo: abbiamo una certezza dell'85% che Snowden sia su quell'aereo. Ovviamente, la decisione è stata presa per farlo atterrare ed è stata posta abbastanza pressione sui funzionari principali in quei cinque paesi per indurli a inchinarsi alla volontà di Washington.

Si può certamente immaginare, ma saperlo? Al momento, non è possibile e, a differenza del raid che ha ucciso Bin Laden, non è stata rilasciata una trionfante foto della stanza di emergenza, in quanto non vi era, naturalmente, nessun trionfo. Emergono molte domande. Perché, per citare solo uno, Washington non ha consentito all'aereo di Morales di atterrare per fare rifornimento in Portogallo, come originariamente previsto, e semplicemente non abbia costretto i portoghesi a cercarlo? Come per tante altre cose, non lo sappiamo.

Sappiamo solo che, per mettere in riga i cinque paesi in questo modo, la pressione di Washington (oi suoi rappresentanti locali) deve essere stata intensa. Detto in altro modo: i funzionari chiave di quei paesi devono essersi resi conto in fretta che si trovavano nel mezzo di una grossa esigenza della superpotenza del pianeta di prendere un fuggitivo. Era un desiderio così forte che escludeva qualsiasi altra considerazione tattica, e così ha aperto la strada perché il Venezuela, la Bolivia e il Nicaragua offrissero asilo a Snowden con il sostegno di gran parte del resto dell'America Latina.

Immaginate per un momento che l'aereo di un presidente Americano fosse stato fatto atterare in un modo simile. Immaginate che un consorzio di nazioni sotto pressione da parte, per esempio, della Cina o della Russia, facesse in modo che, con il presidente a bordo, venisse poi cercato un "dissidente" cinese o sovietico. Immaginate quale sarebbe la reazione. Immaginate lo shock. Immaginate le accuse di "illegalità", di "dirottamento", di "terrorismo internazionale". Immaginate i media che ne parlano 24 ore al giorno tutti i giorni della settimana. Immaginate la profusione di informazioni da Washington su ciò che sarebbe senza dubbio stato definito "un atto di guerra".

Naturalmente, un tale scenario è inconcepibile in questo pianeta a senso unico. Così, invece, basta pensare al silenzio qui per l'incidente di Morales, la mancanza di notizie, la mancanza di comunicazione, la mancanza di indignazione, l'assenza di shock, la mancanza di ... beh, semplicemente di qualunque cosa.

Invece, la versione del XXI secolo della teoria della deterrenza ha governato quella giornata, anche se Snowden è la prova che la deterrenza mediante caccia all'uomo, l'azione penale, il carcere, e simili si è dimostrata inefficace quando si tratta di soffiate. È bene precisare che quelle che potrebbero essere le due più grandi fughe di documenti ufficiali della storia - quella di Bradley Manning e quella di Snowden - sono accadute in un paese sempre più sotto l'influenza della teoria della deterrenza.

Si snoda verso Washington per essere nata

Eppure non credo che nessuno è stato colpito, nessuno intimidito. Si consideri, ad esempio, un pezzo superiore riportato recentemente da Eric Lichtblau del New York Times. La sua storia di copertina, "in segreto, il Tribunale amplia notevolmente i Poteri della NSA", un tempo avrebbe inviato onde d'urto su Washington e forse nel Paese. Dopo tutto, ha rivelato come, in "più di una decina di sentenze riservate", un tribunale segreto FISA, che sorveglia lo stato di sorveglianza americano, "ha creato un corpo segreto di diritto" dando all'NSA nuovi poteri illimitati.

Ecco il punto che avrebbe dovuto far uscire dalla propria pelle gli americani (i corsivi sono da me aggiunti): "Il Tribunale di sorveglianza di intelligenza straniera di 11 membri, conosciuto come il Tribunale FISA, una volta era per lo più incentrato sulla approvazione caso per caso degli ordini intercettazioni. Ma da quando grandi cambiamenti nella legislazione e maggiore controllo giudiziario delle operazioni di intelligence sono stati istituiti sei anni fa, è silenziosamente diventato quasi una Corte Suprema parallela, che funge da arbitro ultimo in materia di sorveglianza e rilascia pareri che molto probabilmente modellano le pratiche di intelligence per gli anni a venire, dicono i funzionari".

Nella maggior parte dei momenti della storia americana, la rivelazione di un tale tribunale segreto, che non rifiuta mai le richieste del governo, che sta legiferando "quasi" a livello della Corte Suprema avrebbe sicuramente provocato una levata di scudi in Congresso e altrove. Invece, non ce n'è stata nessuna, un segno o di quanto potente e intimidatorio il mondo segreto è diventato o di quanto Congresso e il resto del Washington ne sono già stati assorbiti.

Non meno sorprendente - e di nuovo, sappiamo così poco che è necessario leggere tra le righe - Lichtblau indica che più di sei funzionari della sicurezza nazionale "attuali ed ex," forse disturbati dalla potenza in espansione della corte FISA, hanno discusso le sua sentenze riservate "in condizioni di anonimato". Presumibilmente, almeno uno di loro (o qualcun altro) gli ha fatto trapelare le informazioni riservate su quel tribunale.

Abbastanza appropriatamente, Lichtblau ha scritto un pezzo straordinariamente anonimo. Dato che le fonti non hanno più alcuna garanzia che telefono ed e-mail non siano o saranno monitorati, non abbiamo idea di come queste figure indistinte si sono messe in contatto con lui o viceversa. Tutto quello che sappiamo è che, anche quando accende una luce potente nell'oscurità dell'universo della sorveglianza, il giornalismo americano si trova ora a doversi immergere così nell'ombra.

Quello che ci dicono sia l'incidente di Morales che l'articolo di Lichtblau, e ciò di cui che abbiamo a mala pena appreso, è come il nostro mondo Americano sta cambiando. Negli anni della guerra fredda, di fronte a un mondo MAD, entrambe le superpotenze si avventurarono "nell'ombra" per condurre fuori la loro lotta globale. Come in tante guerre, prima o poi i metodi utilizzati in terre lontane sono venuti a perseguitarci a casa. Nel ventunesimo secolo, senza che si veda un'altra grande potenza, la superpotenza rimasta ha fatto proprie quelle "ombre". Appena al di là del nostro sguardo, ha cominciato ricreando la sua famosa tripartita, il governo di controlli e contrappesi, ormai vecchio di oltre due secoli, in una nuova forma. Lì, in quelle ombre, il potere esecutivo, giudiziario e legislativo hanno cominciato a fondersi in un governo ombra unicamerale, parte di una nuova architettura di controllo che non ha nulla a che fare con "del popolo, dal popolo, per il popolo".

Tale governo ombra ponendo la sua fiducia nei tribunali segreti e nella sorveglianza in vasta scala delle popolazioni, inclusa la propria, pur perseguendo i suoi desideri segreti globalmente era proprio quel genere di cose che i padri fondatori del paese temevano. Alla fine, poco importa sotto quale etichetta - incluse "salvezza" americana e "sicurezza" - un tale potere di governo sia costruito, prima o poi, l'architettura determinerà gli atti, e diventerà più tirannica in casa e più estrema all'estero. Benvenuto nel mondo della singola superpotenza canaglia, e ringrazia la tua buona stella che Edward Snowden ha fatto le scelte che ha fatto.

È inquietante che alcuni aspetti dei governi totalitari le cui cadute sono state contate nel XX secolo vengano ora ricreati in quelle ombre. Lì, una bestia sempre più "totalistica" anche se non ancora totalitaria, arriva alla fine la sua ora, si snoda verso Washington per essere nata, mentre coloro che si sono preoccupati di gettare un po' di luce sul nascente processo sono in galera o sono perseguitati per tutto questo pianeta.

Noi ora abbiamo sperimentato la teoria della deterrenza nei due secoli. Una volta era stata esercitata per fermare la distruzione totale del pianeta, l'altra volta - e dicono che se la prima volta è tragedia, la seconda è farsa - per scoraggiare un piccolo numero di informatori dal rivelare le interiora del nostro nuovo stato di sicurezza globale. Siamo arrivati ​​abbastanza vicino alla tragedia totale una volta. Se solo potessimo essere certi che la seconda volta sarà davvero una farsa totale, ma al momento, per quanto ne so, nessuno ride.

L'articolo originale in inglese:
Tomgram: Engelhardt, Can Edward Snowden Be Deterred?

Perché i nativi off line non capiscono la differenza tra azioni volontarie e forzate?

Rick Falkvinge, 12 Luglio 2013

I conflitti e le tensioni tra la generazione della rete ed i legislatori off line stanno solo crescendo. I legislatori siedono su tutta la forza, ma la generazione della rete è seduta su tutto il futuro. Con le recenti rivelazioni di spionaggio e sorveglianza all'ingrosso da parte della NSA degli Stati Uniti, queste tensioni sono state portate di nuovo alla luce.

Le persone e legislatori che sono nati nel mondo offline lo sono senza che nessuno di loro lo abbia scelto. Nessuno li ritiene, o dovrebbe ritenerli, responsabili per il fatto di essere nati off line. Tuttavia, la gente dovrebbe - e lo fa - ritenerli responsabili perché non stanno nemmeno facendo un sforzo per capire la generazione della rete e respingono le loro richieste di riservatezza e dignità. Ascoltare i lobbisti delle grandi multinazionali non conta, anche se questi lobbisti si fanno chiamare "soggetti interessati". Anche loro sono nati offline, e potranno solo dire ai legislatori che la rete deve essere più ristretta perché interrompe i loro affari, consentendo alla concorrenza di fare le stesse cose a un decimo del costo.

Non sono solo gli Stati Uniti e la NSA spiare i loro cittadini in questo modo. Anche le forze di sicurezza dei paesi europei lo fanno, e lo sappiamo fin troppo bene, anche se probabilmente non viene detto troppo nelle campagne elettorali.

Le richieste della generazione della rete sulla privacy fondamentale, il rispetto fondamentale - anche la dignità fondamentale - sta diventando sempre più forte di fronte a queste eclatanti violazioni della privacy. Sfortunatamente, di solito viene trattata con immeritevole mancanza di rispetto dai nativi offline, come dai legislatori e dai lobbisti.

Troppo spesso, sentiamo persone che sono nate nel mondo offline che si fanno beffa delle esigenze di riservatezza della generazione della rete, e sentiamo gli anziani nativi offline dire cose del tipo "tanto in ogni caso buttano via tutta la loro vita privata su Facebook. Come possono dare valore ad un qualunque tipo di privacy? Non può essere un grosso problema se con la  legge andiamo e ci prendiamo quella che resta".

Questa affermazione, non importa la sua esatta formulazione, è tanto diffusa quanto è scandalosamente ignorante e arrogante. Si ignora una delle distinzioni fondamentali che facciamo: fare qualcosa volontariamente, o essere costretti a farlo contro la tua volontà. Non viene fatta differenza tra l'azione volontaria e l'azione forzata. Immaginate quei nativi offline che fanno le seguenti dichiarazioni, che hanno tutte la stessa mancanza di tale importante distinzione:

"Questa vecchietta sta regalando parte dei suoi soldi a degli istituti di beneficenza da lei scelti. Ovviamente, lei non si preoccupa di risparmiare i suoi soldi, quindi non può essere un grosso problema se prendiamo il resto dei suoi soldi senza che lei possa dire niente al riguardo".

"Queste persone stanno facendo sesso con un sacco di gente. Evidentemente, a loro non importa di fare sesso con altre persone, e questo mi dà il diritto di fare sesso con loro, con la forza se necessario".

Se queste due affermazioni risultano incredibilmente arroganti a voi come come ai nativi off line, allora avete bisogno di imparare e capire che la prima affermazione, che tratta la privacy come qualcosa che disponibile ad essere portata via, è percepita esattamente come incredibilmente arrogante dalla generazione della rete.

Queste due affermazioni sono semanticamente equivalenti alla prima, mettendo in evidenza l'atrocità che risulta quando le persone con arroganza respingono la differenza tra  azione volontaria e azione forzata. I diritti violati nelle ultime due affermazioni sono importanti - giuridicamente, filosoficamente, ed emotivamente - come il diritto alla privacy. Eppure, legislatori offline nati sembrano del tutto incapaci di comprendere la differenza tra libero arbitrio da un lato e la forza a mano armata, dall'altra, quando si tratta di cedere i dettagli sulla propria vita privata.

Per essere super-chiaro: Solo perché qualcuno sceglie di essere aperto su alcune parti della loro vita volontariamente in modi che i nativi offline non farebbero, questo non dà a loro assolutamente alcun diritto di prendere con la forza il resto della privacy della generazione della rete.

I legislatori nativi offline e i burocrati hanno violanto in blocco i diritti della generazione della rete, utilizzando la più arrogante delle giustificazioni. Questo deve finire, e deve finire ieri.

La generazione della rete andrà a votare tra meno di un anno. Sono ormai la metà della popolazione europea, e non avranno nessuno disprezzo che è stato mostrato verso di loro.

L'articolo originale
Why Can't Offline-Borns Tell Difference Between Voluntary And Forced Actions?

lunedì 15 luglio 2013

Il linguaggio è importante: inquadrare il monopolio del Copyright in modo che possiamo mantenere le nostre libertà

Rick Falkvinge, 14 lug 2013

George Orwell era giustamente spaventoso in diversi modi, ma uno dei suoi punti più trascurati è uno dei più importanti. Il linguaggio che usiamo definisce la nostra realtà e quali problemi percepiamo, comunichiamo e risolviamo. Dal furto di proprietà intellettuale alla condivisione della cultura e della conoscenza, è una guerra di parole.

"1984" di George Orwell è un libro che sembra definire sempre più la nostra società, mescolato con un pizzico di Brave New World di Aldous Huxley . Un tema centrale di 1984 è il concetto di Neolingua - ma il linguaggio Neolingua mai è mai al centro della scena nel libro, è presente per tutta la trama.

Il concetto di Neolingua era semplice. Togliendo le espressioni per il libero pensiero e sfidando l'autorità del linguaggio, le persone al potere avrebbero rimosso la capacità di altre persone di concettualizzare questi pensieri, e quindi garantire l'obbedienza.

In un passaggio del libro, i traduttori di Archelingua [la lingua originale] in Neolingua dicono di avere un problema con la traduzione della Dichiarazione di Indipendenza in Neolingua - semplicemente non c'è modo di esprimere ciò che dice in Neolingua. Orwell lo commenta in un'appendice: fintanto che la lingua ha parole per ribellione, libertà di pensiero, e dissenso, allora la società potrà alla fine cacciare qualsiasi tiranno.

Questo è importante, perché le parole che usiamo definiscono la società in cui viviamo. Tale definizione della società, a sua volta, decide quali problemi devono essere risolti e come. Siamo nerd e geek, tendiamo a non perdere tempo con le sottigliezze e le sfumature della comunicazione, se non per essere tecnicamente precisi in ciò che esprimiamo. Ma tutte le parole hanno dei valori. Alcuni sono negativi, alcuni sono positivi. Alcuni hanno doppi sensi. Alcuni evocano sensazioni di felicità, altri di disagio. Essere consapevoli di questo quando si discute della libertà e della cultura della rete oggi è fondamentale per la discussione - il contendente che vince le definizioni, vince la guerra a lungo termine.

Non è un caso che il termine ingannevole "Proprietà Intellettuale" sia stato inesorabilmente utilizzato dall'industria del copyright. Stanno cercando di portare gli altri ad usarlo. Stanno cercando di fare in modo che definisca il monopolio del diritto d'autore, per fare in modo che la gente pensi al loro monopolio in termini di proprietà. Proprietà è una parola positiva, e di conseguenza definisce ogni violazione di tali monopoli come furto (perché la violazione dei diritti di proprietà è furto). Non bisogna mai cedere ad utilizzare questo termine. Neanche una volta, mai.

Il modo per diffondere il proprio inquadramento del mondo non è necessariamente di correggere gli altri nel loro uso del linguaggio - il che sembrerebbe solo maleducato. Piuttosto, usiamo la nostra lingua in modo coerente, con insistenza, e con tenacia. Usiamo il nostro linguaggio che definisce il mondo della generazione della rete nel modo in cui noi lo vediamo, e in un modo che non riconosce l'influenza dell'industria del copyright.

Ogni volta che si ripete un termine della visione del mondo dell'avversario, lo si  aiuta a portare via i nostri diritti. Ogni volta che si utilizza uno dei termini che definiscono la nostra visione del mondo, si aiuta la generazione della rete a conservare le proprie libertà civili. La gente copierà inconsciamente i termini. Siate felici quando lo fanno, ma non fatelo notare. Anche in questo caso, sarebbe scortese.

Ecco un esempio di parole delle quali essere consapevoli:

Industria del copyright - utilizzare questo in modo coerente, invece di industria discografica e/o industria cinematografica. Si evidenzia come gli intermediari dominanti sono parassiti monopolistici che non sono necessari per l'ecosistema culturale, avendo industrializzato le azioni di lobby per i loro monopoli e per farci cassa, e il termine si adatta abbastanza bene.

La condivisione della conoscenza e della cultura - utilizzare questo al posto di "file-sharing". Il termine "file-sharing" tende ad essere troppo tecnico, e non trasmette adeguatamente l'utilità di questa azione. Inoltre, "la condivisione della conoscenza e della cultura" è fondamentalmente positivo per chi lo ascolta - di più, è tecnicamente corretto. Persone che condividono la conoscenza e la cultura non devono mai essere punite, dovrebbero essere ricompensate.

Monopolio del Copyright - non va mai usato "copyright" da solo. Quando lo fai, rafforzi il concetto che si tratti di un diritto di qualche tipo, come il diritto alla libertà di parola. In realtà, si tratta di un monopolio. Anche se è un termine un po' goffo, è necessario, in questa fase comunicare che il monopolio del copyright è proprio questo, un monopolio. Utilizzare un linguaggio di legare il concetto di insieme con la sua natura a persone che non hanno ancora visto come tale.

Monopolio dei brevetti  - Stessa cosa di prima.

Industrial Protectionism (protezionismo industriale) - non usare mai il termine IP che viene letto come una sorta di "proprietà". Sarebbe autolesionismo. Se non si riesce a sfuggire dall'utilizzare il termine IP (cosa che dovresti fare, in quanto mette insieme leggi completamente indipendenti tra loro) allora cercare di leggerlo come "protezionismo industriale". É ciò che è, e il valore della parola protezionismo è nettamente negativo.

Produrre copie - evitare di utilizzare "scaricare" copie di qualcosa. Ciò implica "prendere", e spinge verso il basso la linea sbagliata di pensiero. Ciò che le persone stanno facendo è produrre delle copie usando le proprie materie prime, e si mette in evidenza come il monopolio del diritto d'autore sta cercando di trattenere un'attività legittima. Dire "quando le persone producono le proprie copie della conoscenza e della cultura", se non è possibile mettere in evidenza il processo di "condivisione della conoscenza e della cultura".

Meccanismo di Restrizioni Digitali - DRM. Nessun commento necessario. Leggetelo come meccanismi di restrizione digitale. (Alcuni hanno usato "Gestione" - management - per M. Questa è una parola positiva che diluisce il negativo "restrizione", io preferisco meccanismi di restrizione digitale).

Ci sono molti altri esempi, ma questi sono un inizio. Ricordate che il contendente che vince il linguaggio vince la definizione, e prendetevi il tempo per giudicare le sottigliezze di come il linguaggio definisce e plasma il problema che si discute.

l'articolo originale su torrentfreak
Language Matters: Framing The Copyright Monopoly So We Can Keep Our Liberties