venerdì 28 giugno 2013

Prism, il mondo grida scandalizzato, l'Italia tace

Quando è emerso nella sua drammaticità lo scandalo sullo spionaggio dei servizi segreti, da tutto il mondo si sono levate voci di protesta facendo capire agli Stati Uniti che il re era nudo.
Un interessante post sulle reazioni internazionali, non solo delle singole nazioni ma anche delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea si può trovare qui: US & NSA Accused of Criminal Privacy Violations in Dozens of Nations - Snowden Blowback.
Il Partito Pirata ha subito preso posizione e si è attivato anche a livello internazionale con iniziative quali http://antiprism.eu

Ma qual'è stata la posizione dei quei politici eletti per rappresentare gli Italiani?
Il governo si è ben guardato anche a fare un solo accenno a questo caso, chissà se per ignoranza o per subordinazione.

In parlamento, Mirella Liuzzi prima firmataria (lei e tutti gli altri firmatari sono del Movimento 5 Stelle) di un'apposita interrogazione parlamentare che 12/06/2013 chiede al Governo quali misure saranno adottate per verificare eventuali violazioni dei diritti dei cittadini italiani: Interrogazione del 12/06/2013

E poi  anche Arturo Scotto (SEL) fa una interrogazione il 17 giugno
parlando di "una vera e propria crisi diplomatica internazionale" e chiede quali iniziative abbia assunto il Governo italiano al fine di conoscere il livello di coinvolgimento di cittadini ed imprese italiane nel cosiddetto «Datagate» e quali iniziative intenda assumere affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e siano regolamentati i programmi di raccolta e gestione dati così da garantire la privacy dei cittadini italiani.

Il presidente dell'Authority italiana per la privacy Antonello Soro, all'inizio di giugno ai microfoni di Radio Città Futura ha commentato:
"Il controllo dei dati di traffico telefonico è solo un aspetto della sorveglianza che si va dispiegando nei confronti dei cittadini di tutto il mondo: quelli che avvengono attraverso i grandi archivi degli internet provider sono assolutamente più invasivi, e si ricorre a forme di sorveglianza sempre più diffusa.
Ma quello che è inaccettabile credo sia più di tutto il ricorso all'acquisizione indiscriminata e generalizzata, al di fuori di qualunque indizio di reato, dei dati di comportamento, del monitoraggio costante della vita dei cittadini - ha proseguito Soro - questo davvero ci mette davanti ad una sfida che è una sfida della civiltà contemporanea, rispetto alla quale però penso che non sia bene rassegnarsi e - ha concluso - c'è sempre una ragione suprema per cui si rinuncia ai diritti, ma la privacy in Europa è un diritto fondamentale".
E sempre Soro, in una intervista al Messaggero:
“I cittadini europei sono già oggetto di un monitoraggio dai colossi del web su gusti, scelte e abitudini, che è contrario alle nostre norme"

Riportato anche nel post dell'articolo citato precedentemente: "ha detto che la raccolta dei dati non sarebbe legale in Italia, sarebbe contraria ai principi della nostra legislazione e rappresenterebbe una seria violazione"
Ma è veramente così?
Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 24 gennaio 2013 obbligherebbe invece gli operatori di telecomunicazioni, i fornitori di servizi internet e altri soggetti a fornire alle autorità accesso alle proprie banche dati per ragioni "di sicurezza"
come fatto notare da Fulvio Sarzana sull'articolo Cybersicurezza: scandalo Prism in Usa, ma l’Italia fa anche peggio.